Ci sono rischi per gli interventi di implantologia su donne incinta?

Implantologia dentale: una branca della medicina dentale che consente di ritrovare il sorriso grazie all’uso di tecniche adatte a ripristinare i denti mancanti, attraverso degli strumenti innovativi, indolori, ma sicuramente di grande uso.

Avere uno o più denti mancanti rappresenta, al giorno d’oggi, una realtà sempre più evidente e sicuramente da contrastare alla radice: infatti, molto spesso, anche se si ha la necessità di curare i propri denti (per presenza di carie o pulpiti) si tende a rimandare il più possibile questi trattamenti conservativi che aiuterebbero ad evitare soluzioni drastiche, come la caduta del dente stesso.

Implantologia in gravidanzaIn genere si rimandano i trattamenti sia per questioni economiche, sia per paura: il timore del dentista è una paura atavica, che esiste dalla notte dei tempi e che sempre più spesso costringe molte persone a rimandare ogni tipo di intervento il più a lungo possibile.

Ma per evitare di fare ricorso all’implantologia dentale, ovvero di mettere un dente finto, è necessario curare alla perfezione il cavo orale, sia attraverso una corretta igiene, sia attraverso dei controlli periodici ed accurati che garantiscono la possibilità di intervenire in tempi brevi evitando interventi più invasivi e sicuramente anche più costosi.

Tuttavia, vi sono dei casi in cui è davvero necessario optare per l’implantologia dentale: lo è quando vi sono dei denti mancanti, ed in condizioni in cui l’assenza del dente è assolutamente visibile e rende problematico anche il sorriso. In generale, l’implantologia dentale non comporta rischi, non è pericolosa e grazie alle tecniche contro il dolore non è una tecnica dolorosa: tuttavia, vi sono dei casi e delle situazioni particolari in cui è meglio essere consapevoli degli eventuali rischi che si possono correre.

La maternità e la gravidanza, per esempio, sono due momenti entusiasmanti nella vita di una donna ma comportano spesso dubbi e preoccupazioni: infatti, quando una donna in dolce attesa deve sottoporsi ad un intervento dentale, è spesso preoccupata non tanto per il dolore o per ciò che l’intervento può causare in lei, ma sicuramente per gli eventuali rischi che corre il bambino che si aspetta.

Ma quali sono i rischi (se ci sono rischi) per l’implantologia dentale in gravidanza? È possibile sottoporsi ad un intervento di implantologia dentale durante il periodo della gestazione?

Per rispondere a queste domande bisogna prima di tutto sottolineare che ogni situazione va valutata insieme al proprio medico: se una donna in gravidanza dovesse soffrire di mal di denti, sarà l’odontoiatra a valutare sia la natura del problema (e l’eventuale gravità del disturbo) sia la sua gravità.

In genere, si consiglia di effettuare l’intervento solo quando il quadro clinico è complesso e potrebbe comportare dei rischi di eventuali infezioni; se non vi sono particolari problemi ad attendere la fine della gravidanza, è sicuramente meglio evitare di sottoporsi ad interventi comunque invasivi che potrebbero chiedere l’uso di anestetici e quindi compromettere il normale avanzamento della gravidanza.

Un tempo si riteneva che i pericoli dell’implantologia dentale in gravidanza fossero da collegare per lo più all’uso degli anestetici: si credeva che il farmaco anestetico locale potesse attraversare la placenta e pertanto rappresentare un vero e proprio pericolo per il bambino. Questa ‘falsa verità’ è stata ampiamente smentita negli ultimi anni: infatti, l’anestesia non presenta un pericolo per il feto, e non è quindi necessario evitarla quando ci si deve sottoporre ad interventi dolorosi ed in parte invasivi come lo può essere l’implantologia dentale.

Cosa è importante evitare e cosa è pericoloso in gravidanza

Tuttavia è importante evitare alcune situazioni che possono comportare un rischio per la salute del feto causandone sofferenza. Tra queste, da evitare sono in particolare:

  • Dentista in gravidanzaI vasocostrittori: l’uso di vasocostrittori potrebbe causare il restringimento dei vasi uroplacentari e, di conseguenza, comportare sofferenza per il feto.
  • Le radiografie: entrando in uno studio dentistico, si rimane quasi sempre colpiti dalla presenza di un cartello in cui si chiede di informare il medico di un eventuale stato di gravidanza (certa o presunta). Questo serve per informare il dentista circa la gravidanza e circa il comportamento da tenere soprattutto se la gravidanza è ai primi tre mesi: il feto, nel primo trimestre della gestazione, non ha alcuna possibilità e nessuno strumento per difendersi dalle radiazioni.
  • Antibiotici: a parte le penicilline e le cefalosperine, anche questi medicinali andrebbero evitati in gravidanza. Tra gli altri farmaci non consigliati vi sono gli antinfiammatori, ad esclusione del paracetamolo che è l’unico che può essere utilizzato (sebbene con una certa parsimonia e senza mai esagerare).

In generale, quindi, l’implantologia dentale non rappresenta un rischio per la donna in stato interessante: tuttavia, poiché ogni gravidanza può essere un caso a sé bisogna comunque essere consapevoli degli eventuali rischi soprattutto per l’uso di farmaci particolari, e chiedere sempre consiglio al proprio ginecologo di fiducia sul da farsi.

Management del parto pretermine

Il parto pretermine costituisce oggi la principale causa di mortalità e di morbidità neonatale(Donoghue,2000; Costello 2003).Definito come l’inizio del travaglio di parto in un’epoca gestazionale compresa tra la 20-24 settimana e la 37 settimana di gestazione (WHO 1977),indipendentemente dal peso del neonato ( OMS e FIGO, 2008), il parto pretermine è attualmente responsabile di circa il 75% delle morti neonatali (1) (più del 90% delle morti neonatali riguarda nati con peso alla nascita≤ a 2500gr ( ONS2005); la National Centre for Health Statistics negli USA ha stimato nel 2002 un’incidenza della mortalità infantile di 60.3 su 1000 per i nati con peso ≤2500 gr e un’incidenza di solo 2,4 su 1000 per i nati con peso alla nascita ≥ 2500gr.) (2) e di circa il 50% delle sequele neurologiche ( Hack 1999): 20% dei ritardi mentali, 30% dei problemi visivi, 50% delle paralisi cerebrali ( Goldenberg RL et al: LANCET 2008)L’incidenza del parto pretermine nei Paesi in via di sviluppo è compresa tra il 5 e il 10%( Burke 2000; Weismiller 1999) ed è rimasta immutata negli ultimi 30 anni, ad evidenziare come gli sforzi fino ad ora eseguiti per cercare di prevenirlo abbiano minimamente modificato la sua occorrenza ( Joseph 1998; Martin 2002),(4).

Il parto pretermine è una condizione patologica identificata in base alla presenza di contrazioni uterine persistenti, tra la 22° e la 36° settimana di gestazione, ad un ritmo di 4 ogni 20 minuti o di 8 ogni ora, associate ad una modificazione progressiva del collo uterino e/o a dilatazione cervicale maggiore di 2 cm, con rottura delle membrane (WHO 1977) (5). Il parto pretermine condivide quindi con il fisiologico parto a termine, un processo finale comune, la cui attivazione è però espressione di patologia.
Le cause del parto pretermine spesso sono difficili da riconoscere: le infezioni rappresentano circa il 25-40% delle cause; a seguire ischemia uteroplacentare, sovradistensione uterina, causa autoimmune o allergica, patologia cervicale, in molti casi la causa è del tutto sconosciuta (6).

La patologia cervicale riconosce un’eziologia congenita, traumatica, iatrogena, ed esita nella cosiddetta “incompetenza cervicale”, responsabile di una prematura dilatazione e maturazione della cervice e conseguentemente di una rottura prematura delle membrane o di una infezione ascendente, che a sua volta precipita il parto pretermine (7).

L’incompetenza cervicale durante la gravidanza è stata descritta già nel XVII secolo (Riverius 1958) e successivamente da Mc Donald (1980) e da Drakeley (1998), Althuisius (2001) e Rust (2000) (8). La diagnosi, inizialmente basata sull’esecuzione di una isterosalpingografia, attualmente è diagnosticata:
• Ecografia transvaginale: è stato dimostrato che la presenza di una cervice corta (inferiore a 20-25 mm) e/o la presenza di funnelling è in grado di identificare la popolazione a rischio di parto pretermine con una sensibilità tra il 60 e il 90% (9). Uno studio condotto in Francia da Papiernik indica la dilatazione dell’orifizio uterino interno della cervice come il fattore di rischio più importante per il verificarsi del travaglio pretermine;
• La ricerca della fibronectina fetale nelle secrezioni cervicovaginali (10) (11)

Esistono dati ancora contraddittori in letteratura per quanto riguarda la prevenzione del parto pretermine in caso di diagnosi d’incompetenza cervicale: il cerchiaggio cervicale, introdotto da Shirodker nel 1955 come trattamento profilattico proposto a tutte le donne a rischio (con storia di parto pretermine o aborto precoce) alla 14° settimana di gestazione, fu due anni più tardi modificato da McDonald, a cui va il merito di averne semplificato l’esecuzione (11).
Studi clinici randomizzati (Rush,1984; Lazar,1984; MRC/RCOG 1993; Althiusius 2001) hanno preso in esame campioni di gravide con fattori di rischio per parto pretermine ed esaminato vantaggi e svantaggi del cerchiaggio cervicale, applicato alla 18° settimana (Althuisius), entro la 28° (Lazar), tra 15° e 21°settimana di gestazione (Rush).
I risultati di questi studi, nonostante l’evidente eterogeneità con cui sono stati condotti, non dimostrano alcun beneficio derivante dal cerchiaggio cervicale, anzi, risulta più alto il numero di donne che, dopo tale trattamento, ha necessitato della terapia tocolitica ed ha sviluppato infezioni e febbre nel post-partum.
Uno studio più vasto, condotto nel Regno Unito (MRC/RCOG, 1993) ha dimostrato l’efficacia del cerchiaggio cervicale solo in un sottogruppo di donne con precedente storia di aborti tardivi e sottoposta a cerchiaggio cervicale prima della 33° settimana, mentre non c’è un significativo prolungamento della gravidanza tra la 24° e la 32° settimana di gestazione (periodo quest’ultimo in cui maggiore è la morbidità neonatale).

Il cerchiaggio elettivo, quindi, potrebbe beneficiare solo per le donne con storia di parti prematuri (12), per le quali si stima che potrebbe essere evitato un parto prima della 33° settimana ogni venti cerchiaggi eseguiti (Grant 1989).
Il cerchiaggio cervicale dovrebbe essere del tutto evitato nelle gravidanze gemellari (13), proposto, invece, come trattamento terapeutico alle donne asintomatiche nelle quali si pone diagnosi ecografica di incompetenza cervicale, oppure proposto come trattamento d’emergenza alle donne che presentano segni e sintomi di parto pretermine tra la 15° e la 28° settimana di gestazione (Wang 1993, Chanra Chakui 1998) (14).

Oltre al cerchiaggio cervicale, la prevenzione e il trattamento del parto pretermine attualmente prevedono la somministrazione di agenti tocolitici, corticosteroidi e antibiotici. Gli agenti farmacologici tocolitici attualmente in uso hanno la scopo di ridurre le contrazioni uterine nelle donne a rischio di parto pretermine e sono:

• solfato di magnesio( Crowther 2002);
• inibitori delle prostaglandine (Crowther 2002);
• calcio-antagonisti( King 2003);
• beta-mimetici ( Gyetvai 1988);
• antagonisti dell’ossitocina (Duckitt 2002).

Il solfato di magnesio esplica un’azione inibitoria sulla contrazione uterina attraverso un meccanismo di riduzione della frequenza delle depolarizzazioni delle cellule muscolari e di modulazione della captazione di calcio. Impiegato come tocolitico in America (Besinger 1990), benché sia stato riportato un aumento della mortalità neonatale (Mittendorf 2002), il solfato di magnesio, somministrato per via endovenosa alle dosi terapeutiche di 4-6 gr ( Linee Guida dell’Istitute for Clinical Systems Improvement (ICSI), può provocare nelle gravide effetti avversi, quali nausea, cefalea, vertigini, fino a depressione respiratoria e arresto cardiaco nei casi di sovradosaggio.
Nel neonato l’ipermagnesemia può invece provocare iperriflessia e, raramente, depressione respiratoria (Lipsitz 1971). Studi clinici randomizzati (Aramayo 1990; Chau 1992; Cotton 1984; Fox 1993; Glock 1993; Hollander 1987; Morales 1993; Wilkins 1988) dimostrano che il solfato di magnesio non riduce significativamente il rischio di parto pretermine, anzi aumenta il rischio di RDS (Sindrome da Distress Respiratorio), emorragia cerebroventricolare, enterocolite necrotizzante, con aumento della mortalità neonatale (Bealt 1988, Cotton 1984).
Per queste ragioni il solfato di magnesio non è raccomandato come agente tocolitico nel trattamento del parto pretermine, mentre è ancora in discussione il suo impiego come agente neuroprotettore. Si stima, infatti, un alto rischio per i nati pretermine di sviluppare importanti sequele neurologiche: tra le più frequenti, la paralisi cerebrale e le disfunzioni cognitive ( Doyle 2001; VICS 1997).
La prematurità ( ≤ 34 settimane) e il basso peso alla nascita (≤ 1500gr) sembrano essere infatti i principali fattori di rischio per lo sviluppo della paralisi cerebrale infantile ( Drummond 2002; Lorenz 1998; Pharoah 1998) che, definita come una turba persistente, ma non immutabile, della postura e del movimento, si osserva attualmente in Europa con una prevalenza di 2/6 bambini ogni 1000 nati vivi.

Diversi studi hanno dimostrato unasignificativa riduzione del rischio di emorragia intraventricolare ( Finesmith 1997), di paralisi cerebrale ( Hauth 1995; Schendel 1996; Wiswell 1996) e conseguentemente una riduzione della mortalità perinatale ( Grether 1998) in seguito alla somministrazione di solfato di magnesio nelle donne a rischio diparto pretermine.
Il solfato di magnesio esplicherebbe la sua azione neuroprotettrice bloccando l’eccessivo rilascio di glutammato, la cui azione risulterebbe dannosa per il feto e per il neonato ( Espinoza 1991). Tuttavia, altri studi ( Canterino 1999; Kimberlin 1998; Paneth 1997) concludono smentendo tali risultati. Pertanto, nonostante la presenza di alcune evidenze cliniche, anche più recenti ( Crowther 1998; Magpie 2006) sui benefici che possono derivare da una terapia prenatale con solfato di magnesio, il ruolo di tale farmaco come agente neuroprotettore nel parto pretermine non è stato ancora stabilito con assoluta certezza.
Nell’ambito degli agenti tocolitici, i beta mimetici, utilizzati soprattutto nel passato ( Barden 1980), attualmente non trovano largo impiego nel trattamento del parto pretermine a causa degli scarsi benefici sull’outcome neonatale rispetto agli importanti e frequenti effetti avversi materni che possono derivare dalla loro somministrazione: in numerosi studi,( King 1988; Gyetvai 1999; Goldenberg 2002), infatti, sono stati riscontrati con elevata frequenza sia effetti avversi nelle gravide a cui sono stati somministrati beta-mimetici, quali tachicardia, nausea, vomito, sia nei neonati, nei quali si è osservata un’aumentata incidenza di tachicardia, ipoglicemia ed iperinsulinismo alla nascita.
Inoltre, non è stata registrata alcuna significativa riduzione dell’incidenza di RDS e di mortalità e morbidità neonatale. Risultati più incoraggianti sono stati ottenuti con la somministrazione di beta mimetici nel travaglio pretermine acuto ( Anotayanonth 2004;). Tuttavia, non c’è attualmente una evidenza sufficiente a sostenere la terapia profilattica con beta mimetici in caso di parto pretermine. Per queste ragioni, l’impiego di tali farmaci appare oggi limitato solo in quei casi in cui un prolungamento di circa 48 ore della gravidanza (ottenuto con la loro somministrazione può essere necessario per il completamento della terapia prenatale con corticosteroidi, indicata per favorire la maturazione polmonare in caso di parto pretermine, e per l’eventuale trasferimento del neonato in un centro di terapia neonatale specializzato ( NHMRC 2000).

Tali indicazioni sono quelle riportate anche nelle Linee Guida della Royal College of Obstetricians and Gynecologists ( Giugno 2008), che non raccomandano la terapia con agenti tocolitici nel trattamento di mantenimento in caso di parto pretermine:
– il solfato di magnesio viene completamente sconsigliato;
– la nifedipina risulta essere molto efficace nel ritardare di oltre le 48 ore il parto con un ridotto rischio di RDS nel neonato;
– l’ossido nitrico è associato a minori effetti avversi materni;
– l’Atosiban e l’indometacina sembrano più efficaci.

L’Atosiban è un antagonista dell’ossitocina, che, sviluppato specificatamente per il trattamento del parto pretermine (Melin 1994), agisce direttamente rilassando il miometrio attraverso un blocco dei recettori dell’ossitocina e, indirettamente, inibendo il rilascio di prostaglandine, indotto dall’ossitocina a livello della decidua e delle membrane fetali. Studi condotti negli anni (European 2001; French/Austr 2001; Goodwin 1994; Moutquin 2000) hanno dimostrato che l’Atosiban provoca, forse grazie alla sua azione utero-specifica, pochi e minimi effetti avversi materni rispetto ai beta mimetici, mentre analogamente a quest’ultimi non risulta significativa l’azione sul prolungamento della gravidanza e sull’outcome neonatale ( King 2003).
L’attuale protocollo prevede la somministrazione di una dose iniziale di 6.75 mg/minuto di Atosiban, seguita da un’ infusione di 18 mg/ora per tre ore: tale protocollo sembra particolarmente efficace nel trattamento della minaccia di parto pretermine prima della 26 settimana di gestazione.
Tra gli agenti tocolitici, invece, associati ad un miglior outcome neonatale e ad una maggior sicurezza materna risultano i calcio-antagonisti (King 2003) e il progesterone (Haluska 1997; Pieber 2001): è stato dimostrato che la somministrazione per via intramuscolare del progesterone può ridurre significativamente il rischio di parto pretermine ( da Fonseca 2003), con particolare efficacia nelle donne con diagnosi di cervice corta alla ventesima settimana di gestazione (Fonseca 2007) (26).
Attraverso una riduzione della concentrazione dell’ossitocina e dei recettoti α-adrenergici (Fuchs 1983; Roberts 1977; Williams 1977), il progesterone modifica l’organizzazione ultrastrutturale del miometrio, prevenendone la contrazione (15). Una teoria interessante, inoltre, è quella avanzata da O’Brien sulla supplementazione di progesterone, che sembra poter giocare un ruolo importante nella riduzione del rischio di parto pretermine, in aggiunta alla supplementazione di acido folico: si stima che quest’ultima possa ridurre, se assunta dalla madre per un anno o più nel periodo preconcezionale, del 70% il rischio di parto pretermine tra la 20 e la 28 settimana, e del 50% tra la 28 e la 32 settimana di gestazione (16).
La recente pubblicazione dell’ACOG Ottobre 2008 Committee on Obstetric Practice and the Society for Maternal fetal-Medicine riporta le seguenti conclusioni:
il progesterone potrebbe essere indicato soltanto per le gravide con anamnesi positiva di parto pretermine prima della 37 settimana di gestazione oppure per le gravide asintomatiche a cui viene posta diagnosi di cervice corta ≤15 mm;
è controindicato l’uso di progesterone nelle gravidanze multiple;
la formulazione, la dose e la via di somministrazione ideali sono ancora da valutare.

Le Linee Guida della ICSI 2007 concludono che la ritodrina, il solfato di magnesio, la nifedipina sono ugualmente efficaci nel ritardare il parto di circa 24-48 ore.

Ulteriori raccomandazioni per il management del parto pretermine comprendono:
– la somministrazione di betametasone tra la 24 e la 34 settimana di gestazione: sono previste due dosi da 12 mg con un intervallo di 24 ore l’una dall’altra oppure in alternativa 4 dosi da 6 mg IM ogni 12 ore per un totale di 24 mg;
la terapia con agenti tocolitici è indicata dopo la 20 settimana di gestazione ma entro la 35 settimana di gestazione, in presenza di un feto con peso ≤2000gr, di una dilatazione cervicale ≥2cm ma ≤5cm;membrane integre e contrazioni uterine ( 4 in 20 minuti oppure 6 in 60 minuti);
– la profilassi antibiotica nei confronti dello Streptococco β emoltico;
– la somministrazione di indometacina esclusivamente prima della 32 settimana e per un massimo di 72 ore. Il ruolo della profilassi antibiotica nel management del parto pretermine è tutt’ora incerto.

Le infezioni genitali sono responsabili di circa il 25-40% dei casi di parto pretemine (17): in gravidanza, infatti, si verifica una riduzione della produzione di perossido d’idrogeno da parte dei lactobacilli, il cui ruolo sembra fondamentale nel prevenire la crescita di microrganismi aerobi nell’ambito della normale flora batterica vaginale (Hillier 1993).
Le vaginosi batteriche, spesso del tutto asintomatiche, sono osservate in circa il 20% delle gravide (Comant 1993), ma piuttosto frequenti sono anche le infezioni da E. Coli, Lysteria Monocytogenes, Clamydia Trachomatis, Neisseria Gonorrhee, che possono essere responsabili della rottura prematura delle membrane e conseguentemente di gravi sequele per il neonato legate alla prematurità(18).
Attualmente, l’evidenza clinica non indica risultati incoraggianti sulla profilassi antibiotica eseguita tra la 20° e la 36° settimana di gestazione. Fondamentale è il tipo di antibiotico impiegato: attualmente il macrolide è il farmaco di prima scelta, essendo particolarmente attivo nei confronti dei microorganismi anaerobi, i maggiori responsabili delle vaginosi asintomatiche (Hauth 1995). Diversi studi clinici randomizzati (Newton 1984; Romero 1993; Oyarzun 1998; Norman 1994; Cox 1996; Watts 1994.) hanno dimostrato una significativa riduzione delle infezioni materne in seguito a trattamento antibiotico, (basato sia sulla somministrazione dei soli macrolidi, sia sulla somministrazione combinata di macrolidi e betalattamici), ma, al tempo stesso, nessun risultato significativo è stato ottenuto sulla mortalità perinatale, rimasta sostanzialmente immodificata.
In particolare studi condotti da McGregor (1991), da Norman (1994) e da Svare (1997) hanno dimostrato che la clindamicina e il metronidazolo sono farmaci molto attivi nei confronti della flora batterica vaginale, ed in particolar modo nei confronti della specie Bacteroides associata al parto pretermine, ma anche in questo caso non è stata riscontrata una significativa riduzione della sepsi neonatale.
Recenti ricerche avanzano l’ipotesi di una suscettibilità individuale al parto pretermine e/o alle infezioni intrauterine, legata alla presenza di uno specifico polimorfismo genico ( Annells 2001; Simhan 2003; Witkin 2003). Incoraggianti sono i risultati di due recenti studi (Lamant 2003; Ugwumadu 2003) che dimostrano una significativa associazione tra la profilassi antibiotica eseguita prima della 20 settimana di gestazione e una riduzione del parto pretermine a meno della 37 settimane di gestazione.
Futuri studi hanno, pertanto, l’obiettivo di valutare i benefici della profilassi antibiotica eseguita nel I trimestre o perfino nel periodo preconcezionale. Le attuali Linee Guida della Royal College of Obstetricians and Gynecologists e della U.S. Preventive Service Task Force raccomandano la profilassi antibiotica in caso di parto pretermine per prematura rottura delle membrane, al fine di migliorare gli esiti materni e neonatali, in accordo con i dati presentati dal Maternal-Fetal Medicine Units Network: la somministrazione per via orale di una dose di eritromicina da 250mg per almeno dieci giorni dalla diagnosi di PROM oppure la somministrazione di eritromicina in combinazione con la clindamicina o con la gentamicina sembra ridurre infatti in maniera significativa il rischio di corioamniosite nella gravida e di infezioni nel neonato.
Diverse meta-analisi, infatti, concludono che la profilassi antibiotica dopo la rottura delle membrane è efficace nel prolungare la gravidanza, riducendo in questo modo l’incidenza della mortalità e degli eventi avversi neonatali, ed indicano come farmaco di prima scelta l’eritromicina: sconsigliato è,invece, l’uso di amoxicillina-acido clavulonico, in quanto non solo non comporta una riduzione della mortalità neonatale, ma aumenta di 2,5 volte l’incidenza di enterocolite necrotizzante ( linee guida della Royal College of Obstetricians and Gynecologistis November 2006) (19).
Si raccomanda la profilassi antibiotica anche in caso di cerchiaggio cervicale d’emergenza, in virtù dell’elevato rischio di corioamniosite e di rottura delle membrane presente in questo caso e in caso di parto imminente come trattamento profilattico nei confronti dell’infezione da Streptococco B ( Linee Guida ICSI 2007).

CORTICOSTEROIDI
La somministrazione di corticosteroidi tra la 23 e la 33 settimana di gravidanza rappresenta dal 1972 (20) la strategia prenatale più efficace nel ridurre la mortalità e la morbidità neonatale. Nonostante ciò, il rischio di importanti sequele neonatali rimane ancora alto per i nati prematuri ( Soll 2001). La Sindrome da Distress Respiratorio ( RDS) è attualmente la causa principale di mortalità e di morbidità neonatale nei nati pretermine: circa il 40-50% dei bambini nati prima della 32 settimana ne è affetto (21), mentre coloro che sopravvivono hanno un alto rischio di sviluppare sequele neurologiche, talora molto gravi (Johnson 1993).
Studi clinici randomizzati dimostrano che la somministrazione di una singola dose di corticosteroidi riduce il rischio di RDS dal 26% al 17% ( Roberts 2006), nonché sembra ridurre significativamente anche il rischio di emorragia cerebroventricolare ed esaltare i benefici della terapia post-natale con surfactante (Jobe 1994), senza alcun effetto avverso sul feto e sul neonato (Dalziel 2005).
Questi risultati non si osservano, tuttavia, nei bambini che nascono a distanza di sette giorni dal trattamento materno con corticosteroidi (McLaughlin2003; Roberts 2006). Da qui l’esigenza di sperimentare l’azione di ripetute dosi di corticosteroidi: studi compiuti su animali suggeriscono che ripetute dosi di corticosteroidi sono più efficaci rispetto ad una singola dose nel ridurre il rischio di RDS, risultato quest’ultimo purtroppo inficiato da un maggior rischio di effetti avversi materni, come infezioni e disfunzione dell’asse ipotalamo-ipofisaria ( Ashworth 2006). Ulteriori studi eseguiti su animali indicano la possibilità che un trattamento ripetuto di corticosteroidi potrebbe inibire o rallentare la crescita cellulare nel feto ( Fowden 1996), alterare il processo di mielinizzazione neuronale (Dunlop 1997), provocare lo sviluppo di setti alveolari con esito in un quadro enfisematoso (Tschanz 1995), nonché agire negativamente sull’asse ipotalamo-ipofisaria (Ikegami 1997).
Successivi studi clinici randomizzati ( Aghajafati 2002; Crowther 2006; Gunn 2002; Merce 2001; Wepner 2006) concludono che la somministrazione di ripetute dosi di corticosteroidi nelle donne a rischio di parto pretermine tra la 22 e la 30 settimana di gestazione (ogni dose equivalente di 12mg di betametasone per via intramuscolare con 12/24 ore di intervallo tra una dose e l’altra) risulta associata ad una significativa riduzione della mortalità e della morbidità neonatale, ad un minor ricorso alla ventilazione meccanica, all’ossigenoterapia e alla somministrazione di surfactante nel neonato, mentre risulta aumentata l’incidenza del ricorso al taglio cesareo.
Anche in questi studi, tuttavia, il rallentamento della crescita fetale rappresenta il principale effetto avverso della terapia: questo dato è stato confermato anche da uno studio presentato in occasione dell’Annual Clinical Meeting of the Society of Maternal-Fetal Medicine, tenutosi a Gennaio 2008 in Texas, nel quale si ribadiva un rallentamento della crescita fetale in seguito alla somministrazione di più dosi di corticosteroidi durante la gravidanza, con bambini alla nascita che presentavano un basso peso, una ridotta lunghezza e una piccola circonferenza addominale rispetto ai valori di riferimento. Per queste ragioni gli Autori di questo studio concludono quanto segue:
le donne che rispondono bene alla prima dose di corticosteroidi non dovrebbero riceverne altre;
la profilassi è più efficace se iniziata alla 34 settimana di gestazione; – la strategia ottimale è quella che prevede la somministrazione di soli corticosteroidi nelle donne con rischio intermedio e di corticosteroidi in combinazione con agenti tocolitici nelle donne con alto rischio di parto pretermine.
La validità di tale strategia trova conferma anche nelle linee guida della N.I.C.E.2008, che raccomandano soltanto in casi selezionati la somministrazione di più dosi di corticosteroidi, che altrimenti risulterebbe solo responsabile di maggiori effetti avversi , senza alcun beneficio significativo sulla mortalità e morbidità neonatale. L’impiego di una singola dose di corticosteroidi e la sua efficacia come terapia prenatale di routine in caso di PROM trova conferma anche nel Consensus Development Conference on the Effect of Corticosteroids for Fetal Maturation on Perinatal Outcomes report ( NICHHD 1994).
Attualmente, le linee guida della Royal College of Obtetricians and Gynecologists, raccomandano la somministrazione prenatale di corticosteroidi a tutte le donne con rischio di travaglio pretermine e di rottura prematura delle membrane tra la 24 e la 34 settimana di gestazione: è indicata la somministrazione per via intramuscolare di due dosi di betametasone da 12 mg ognuna, con un intervallo maggiore di 24 ore ma non superiore a sette giorni dall’inizio del trattamento.
Inoltre, non è raccomandato l’impiego di agenti tocolitici, che dovrebbero essere presi in considerazione solo qual’ora, sfruttandone l’azione a breve termine, consentono di prolungare di qualche giorno la gravidanza e di terminare in questo modo il ciclo di corticosteroidi. La profilassi prenatale con corticosteroidi è raccomandata anche nelle gravidanze complicate da diabete gestazionale: in questo caso, però, è bene sottolineare che un cattivo controllo dei valori glicemici può vanificare del tutto l’azione dei corticosteroidi. La profilassi è invece controindicata in caso di infezioni sistemiche, compresa la tubercolosi. Infine, per quanto riguarda la via di somministrazione, quella intramuscolare è la via di scelta, mentre non è raccomandata la via orale nella pratica clinica di routine a causa dell’elevato rischio ad essa connesso di emorragia intraventricolare e di sepsi neonatale, come dimostrato in numerosi studi (22).
Rimane ancora del tutto da chiarire l’efficacia della terapia corticosteroidea antenatale per i nati prima della 23 settimana di gestazione: è questo un punto importante in un’epoca come la nostra, in cui sempre con maggior successo si è in grado si garantire la sopravvivenza anche nei casi di prematurità estrema.
Uno studio di coorte condotto tra il 1998 e il 2007 (23,24) ha dimostrato una riduzione della mortalità del’82% per i nati prima della 23 settimana di gestazione da madri che hanno completato un regime di corticosteroidi prima del parto: tuttavia, il 50% dei nati ha sviluppato un’emorragia intraventricolare o una enterocolite necrotizzante o entrambe. In accordo con l’evidenza clinica, la National Istitute of Child Health and Human Development ( NICHD) raccomanda: – terapia corticosteroidea a tutte le donne con rischio di parto pretermine tra la 24 e la 34 settimana; – la terapia corticosteroidea deve essere eseguita tra l’8 e il 14 giorno dal parto, periodo questo che consente di ottenere una risposta ottimale nei neonati, che presentano una buona compliance polmonare ed un minor bisogno di surfactante (25).

Concludendo, sulla base delle Linee Guida Internazionali e delle più recenti pubblicazioni sul management del travaglio e parto pretermine, riportiamo le seguenti raccomandazioni:

■ Il trattamento va iniziato tra la 24 e la 34 settimana di gestazione in presenza di attività contrattile significativa (≥4 contrazioni in 20 min) e di modificazioni cervicali (misurazione della cervice con sonda transvaginale ≤ 30mm). Nella impossibilità di eseguire una corretta misurazione della cervice con ecografia transvaginale, un tampone per fibronectina positivo ha lo stesso significato clinico;
■ Gli agenti tocolitici di prima scelta sono i calcio -antagonisti, l’Atosiban o i beta mimetici, secondo gli schemi di trattamento più appropriati (allegati 1-2-3);
■ In caso di gravidanza gemellare o complicata da patologie cardiaca, tiroidea, diabetica, è raccomandabile l’utilizzo dell’Atosiban, in quanto garantisce la stessa efficacia tocolitica, ma con una riduzione significativa degli effetti collaterali materni;
■ Il trattamento deve avere una durata non superiore alle 48 ore e la sua sospensione non deve essere seguita da una terapia di mantenimento, la cui inefficacia è stata dimostrata in numerosi studi;
■ La terapie antibiotica di supporto è raccomandata solo in caso di rottura prematura delle membrane e non in presenza di membrane integre: qualora il parto pretermine sia indilazionabile, allora tale terapia viene raccomandata come profilassi nei confronti dell’infezione neonatale da streptococco Beta emolitico di gruppo B ( sono escluse dal trattamento le gravide con tampone negativo);
■ Può essere utile instaurare una terapia tocolitica anche in presenza di una dilatazione cervicale superiore ai 4 cm, nel tentativo di dilazionare il parto per il tempo necessario a completare il ciclo di corticosteroidi per favorire la maturazione polmonare;
■ Un sanguinamento modesto, in presenza di attività contrattile e di modificazioni cervicali significative, di per sé non rappresenta una controindicazione per la terapia tocolitica; 15
■ E’ indicato il cerchiaggio cervicale, come intervento profilattico degli aborti tardivi e dei parti pretermine molto precoci; il cosiddetto cerchiaggio anamnestico è stato messo in discussione e sostituito dal cosiddetto cerchiaggio terapeutico: seguire longitudinalmente le gravide a rischio anamnestico permette di individuare tempestivamente il gruppo che necessita di ripetere il cerchiaggio, perché si evidenzia un raccorciamento cervicale progressivo (la cervice è≤25 e/o c’è un funnelling ≥25% tra la 16 e la 24 settimana di gestazione ) (25-26). Il controllo longitudinale ogni 7-14 gg consente inoltre di evitare i cerchiaggi d’emergenza, eseguiti quando il sacco amniotico protrude dall’ OUE e gravati spesso da complicanze e da esito peggiore;
■ La valutazione delle pazienti a rischio deve essere effettuata con ecografie transvaginali seriate fra 16 e 20 settimana di gestazione.

ALLEGATO N° 1: PROTOCOLLO: RITODRINA e.v.
(Caritis et al Am J Obst Gyn 1988)
• Controllo ECG;
• 2 fl di RITODRINA in 500cc di fisiologica: la dose iniziale è di 50-100mcg/min, con un incremento di 50mcg/min ogni 10-30min, in assenza di contoindicazioni ( patologia tiroidea o diabete mellito) e di effetti collaterali ( materni: iperglicemia, iperinsulinemia, ipokaliemia; fetali: tachicardia, emorragia intraventricolare); il massimo della dose raggiungibile è pari a 350mcg;
• controllo PA e frequenza materna ogni 30 min (freq < 120 bpm); 16
• dosaggio massimo efficace per 1ora; • riduzione di 5 mcg/min ogni 30 min fino al dosaggio minimo efficace; • dosaggio minimo efficace almeno per 12 ore dall’inizio della terapia ev;
• massima durata terapia ev : 48 ore .

ALLEGATO N° 2: PROTOCOLLO: NIFEDIPINA per OS in acuto
(Fergusson JE et al Am J Obst Gyn 1990;163:105-11)
• Misurazione della PA e della frequenza cardiaca materna;
• Adalat 10 mg per os (non sublinguale) ogni 15-20 min fino ad un massimo di 40 mg nella 1° ora; • ad ogni dose controllo della PA e della frequenza materna;
• raggiunto l’effetto tocolitico : 20 mg ogni 4-6 ore;
• dopo 24 ore : 10 mg ogni 4-6 ore; • il dosaggio massimo è di 120 mg/die.

ALLEGATO N° 3: PROTOCOLLO: ATOSIBAN e.v.
(Romero R et al Am J Obst Gyn 2000;182:1173-83)
• bolo iniziale : 6.75 mg e.v.; • in continuum ad alte dosi : 300 mcg/min per 3 ore;
• in continuum a basse dosi : 100 mcg/min per max 45 ore;
• Trattamento per un massimo di 48 ore: possibili tre cicli se ripresa attività contrattile uterina.

■ In caso di diagnosi di minaccia di travaglio e parto pretermine tra la 24 e la 34 settimana di gestazione è raccomandato l’uso di un singolo ciclo di steroidi ( betametasone 12 mg IM, ripetuto a distanza di 24 ore, oppure 4 dosi di desametasone da 6 mg ognuno ogni 12 ore IM);
■ Gli steroidi raggiungono la loro efficacia massima 24 ore dopo la loro somministrazione ;
■ Non esistono evidenze cliniche sufficienti a supportare la somministrazione di cicli multipli settimanali in donne che non partoriscono dopo 7 giorni dal primo ciclo di steroidi;
■ Particolare cautela deve essere posta in caso di associazione tra farmaci betamimetici e corticosteroidi, soprattutto per quanto riguarda la somministrazione di fluidi per via intravenosa.
■ Identica profilassi corticosteroidea è raccomandata nelle gravidanze multiple. La terapia farmacologica , alla luce di quanto riportato, risulta quindi il cardine del management del travaglio e del parto pretermine, benché ancora discussi siano il ruolo e l’efficacia di alcuni farmaci in termini di prolungamento della gravidanza, prevenzione della minaccia di parto pretermine , miglioramento dell’outcome neonatale.

Da qui l’esigenza di intervenire sulla prevenzione del parto pretermine e di conseguenza sui possibili fattori di rischio, che vengono in parte identificati nelle infezioni, nella patologia cervicale,in una anamnesi positiva per aborti tardivi e/o parti pretermine, e in parte ricercati anche nell’ambito della sfera non patologica, con particolare riferimento ai fattori psicologici e nutrizionali. E’ stata infatti avanzata l’ipotesi di una possibile relazione di causa-effetto tra lo stress materno e il parto pretermine ( Ghung 2001; Rondo 2003) : lo stress psicologico e fisico incrementa infatti il rilascio di catecolamine, responsabili dello sviluppo delle contrazioni uterine, quindi di una riduzione dell’apporto di ossigeno e di nutrienti al feto, con conseguente aumento del rischio di parto pretermine ( Omer 1986). Importante quindi modificare se necessario lo stile di vita, consigliando alla paziente maggiore riposo nel corso della giornata, la completa astensione dal fumo o dall’uso di droghe, una corretta alimentazione. Fondamentale è ,inoltre, l’esecuzione nel III trimestre di gravidanza di un esame colturale vaginale per la diagnosi di un eventuale vaginosi batterica asintomatica, che dovrà essere adeguatamente trattata con terapia antibiotica.

Bibilografia:
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Titolo e Autori
Management del parto pretermine
Roberto Corosu, Raffaella Tillo, Silvia Franceschetti
Dipartimento di Scienze Ginecologiche, Perinatologia e Puericultura Università degli Studi di Roma
“La Sapienza”. Direttore Massimo Moscarini.
Indirizzo per corrispondenza: Prof. R. Corosu, Dott.ssa R. Tillo
Umberto I Policlinico di Roma, Viale del Policlinico 155-00161 Roma C.F. e P.IVA 05865511009

Fonte mod Sippo.it

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Malattie epatiche in gravidanza

Le malattie epatiche in corso di gravidanza includono

·Le malattie già presenti al momento della gestazione
·Le malattie che si manifestano in coincidenza con la gravidanza
·Le malattie proprie della gravidanza

Alcuni elementi anamnestici sono di guida alla fini della eziologia e diagnosi di malattia epatica in gravidanza.

Esse comprendono:

·II periodo di gestazione allorquando compaiono anomalie ai test di funzionalità epatica
·Le gravidanze gemellari ed anomalie in corso di precedenti gravidanze
·anamnesi familiare

I sintomi ed i reperti fisici che compaiono in corso di gravidanza sono rappresentati principalmente dalle crisi ipertensive, prurito, edema e dolore addominale, sono importanti e vanno sempre ricercati. A tali sintomi si aggiungono i tests diagnostici, che consentono di porre diagnosi di un’epatopatia in corso di gravidanza; essi sono i test per la proteinuria, il riscontro di iperuricemia (cfr gotta), l’aumento sierico degli acidi biliari, la trombocitopenia ed anemia. L’ecografia addominale e/o la tomografia computerizzata dell’addome possono essere utili. La biopsia epatica è raramente eseguita, ma può essere diagnostica nei casi di fegato grasso acuto della gravidanza.

La diagnosi guida il trattamento. Il parto è il trattamento di scelta nei casi di severa pre-eclampsia, eclampsia, fegato grasso acuto della gravidanza e nei casi di severa sindrome HELLP. E’ importante l’immunizzazione dei neonati di madri con epatite B.

II fegato in gravidanza

Le malattie epatiche in gravidanza sono rappresentate da:

•quelle che esordiscono al momento della gravidanza
•quelle che compaiono in coincidenza della gravidanza
•quelle che si osservano esclusivamente in corso della gravidanza

Le anomalie de novo ai test di funzionalità epatica si osservano fin nel 5% delle gravidanze negli USA
I test di funzionalità epatica possono differire nello stato gravidico e non. L’epatite cronica di tipo B è presente in 5-15 gravidanze su 1000 negli USA. La frequenza dell’epatite C cronica può raggiungere il 2.3% in un popolazione indigente
Approcci alla paziente gravida

Anamnesi
In rapporto all’epoca gestazionale

Prurito
·caratteristico della colestasi intraepatica della gravidanza
·all’inizio interessa le palme delle mani e la pianta dei piedi, poi si generalizza a tutto il corpo

Nausea e vomito
·si osserva nel 50-90% delle gravidanze
·sintomo caratteristico dell’ iperemesi gravidica
·se associati a cefalea e ad edema periferico può essere segno di pre-eclampsia
·se associato, nella fase avanzata della gravidanza, a dolore addominale con o senza ipotensione può essere segno di rottura epatica

Dolore addominale
•stabilire la sede, il carattere, la durata ed i fattori che inducono od attenuano il dolore
•una sintomatologia dolorosa localizzata al quadrante superiore di destra o in quello medio-addominale nella fase avanzata della gravidanza può avere un significato infausto.
Considerare eventualmente colelitiasi, fegato grasso acuto della gravidanza, rottura epatica, pre-eclampsia

Ittero
•non in rapporto alla comparsa di altri sintomi
•segue al prurito nella colestasi intraepatica della gravidanza
Sintomi sistemici
•cefalea, edema periferico, urine schiumose, oliguria e sintomi neurologici possono essere presemi nella pre-eclampsia
•febbre, malessere, variazioni delle abitudini dell’alvo possono essere segni di infezione, quale un’epatite
•una facile comparsa di ecchimosi si può osservare nella sindrome HELLP
•calo od incremento ponderale o senso di instabilità si possono osservare nell’epatopatia in corso di gravidanza

Storia delle gravidanze passate ed uso di contraccettivi
·documentare il periodo di comparsa dei sintomi nelle precedenti gravidanze
·documentare I’ esito delle precedenti gravidanze
·nelle pazienti che usano dei metodi contraccettivi può comparire ittero, soprattutto se avevano sofferto di colestasi intraepatica nel corso della gravidanza

Fattori rilevanti correlati alla gravidanza
·gestazione multipla versus singola
·primiparità versus multiparità
·farmaci (cfr farmaci e gravidanza)

Trimestre di gravidanza Diagnosi differenziale
Primo Iperemesi gravidica
Calcoli biliari
Epatite virale
Epatite indotta da farmaci
Colestasi intraepatica della gravidanza
Sindrome HELLP (anemia emolitica, aumento dei tests di funzionalità epatica, bassa concentrazione piastrinica)
Secondo Colestasi intraepatica della gravidanza
Calcoli biliari
Epatite virale
Epatite indotta da farmaci
Pre-eclampsia/eclampsia
Sindrome HELLP
Terzo colestasi intraepatica della gravidanza
Pre-eclampsia/eclampsia
Sindrome HELLP
Fegato grasso acuto della gravidanza
Rottura epatica
Calcoli biliari
Epatite virale
Epatite indotta dai farmaci
Colestasi intraepatica della gravidanza frequente
HELLP 2-43%
legalo grasso acuto della gravidanza Occasionale
Pre-eclampsia 4-27%

Esame fisico
La teleangiectasia a ragno e l’eritema palmare si osservano nella gravidanza normale; reperti anomali presenti nell’epatopatia in corso di gravidanza sono ittero, epatomegalia, dolora­bilità epatica, sfregamento, splenomegalia. segno di Murphy, escoriazioni diffuse. I reperti sistemici che si possono osservare nell’epatopatia in gravidanza sono ipertensione, ipo­tensione ortostatica, edema periferico, asterissi, iperreflessia o altri segni neurologici, ecchimosi e petecchie

Diagnosi
L’unica differenza importante rispetto allo stato non gravidico è la necessità di una minore espo­sizione ai raggi X; l’esame ematologico di routine e la conta ematica sono utili. Il livello di acido urico è spesso elevato nel fegato grasso acuto della gravidanza e può essere elevato nella pre-eclampsia. Nella sindrome HELLP si osserva una bassa conta piastrinica ed emolisi la coagulazione intravascolare disseminata con basso livello di fibrinogeno, aumento dei prodotti di degradazione della fibrina ed aumento del tempo di tromboplastina parziale possono osservarsi nella HELLP;
aumenti dei livelli sierici di acidi biliari si osservano prima od in concomitanza della comparsa della colestasi intraepatica della gravidanza. E’ importante determinare la concentrazione dell’amilasi e della lipasi (cfr pancreatite) in presenza di dolore addominale; in caso di sospetta epatite virale praticare i test sierologici per l’epatite A (anticorpi IgM ed IgG), mentre per l’epatite B (antigene di superficie – HBsAg e relativo anticorpo, anticorpo anti-core e se positività per l’antigene di superficie, antigene “e” e relativo anticorpo): per l’epatite C (anticor­po e possibilmente l’RNA virale del virus dell’epatite C). In caso di viaggio in zone endemiche eseguire eventualmente anche I’esame sierologico per I’epatite E. L’endoscopia, incluso l’incannulamento dei dotti pancreatici e biliari per via retrograda endoscopica (cfr ERCP) è sicura in gravidanza in quanto l’esposizione alle radiazioni è limitata. L’ecografia dell’addome è utile e sicura, la tomografia computerizzala dell’addome (TC), limitando l’esposizione ad una o due sezioni, può essere preferita per pone diagnosi di fegato grasso acuto della gravidanza o di rottura epatica, l’angiografia è raramente necessaria per diagnosticare la rottura del fegato. La risonanza magnetica (RM) è probabilmente sicura, anche se non è del tutto dimostrato.

Fonte mod appunti del dott. Claudio Italiano

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Ipocondroplasia e Acondroplasia

CONDRODISTROFIE CONGENITE

IPOCONDROPLASIA e ACONDROPLASIA

Definizione
Disordine congenito della crescita e della maturazione condroblastica delle epifisi, che provoca una inadeguata formazione di osso encondrale e si manifesta con una forma peculiare di nanismo con arti corti, tronco normale, faccia piccola, palato normale, lordosi e mano a tridente. Si può accompagnare anche con altre anomalie. (Dorland, 27th ed) (Medline Thesaurus).
Dal punto di vista neurologico, un numero significativo di casi sviluppa segni piramidali agli arti inferiori, a causa di un anomalia del forame magno che provoca compressione o idrocefalo (R.M. Winter, M. Baraitser, London Dysmorphology Database, Oxford Medical Databases, 2000).
Segni e sintomi
L’acondroplasia e la pseudoacondroplasia rappresentano due differenti fenotipi e sono tra le più comuni malattie umane che causano bassa statura.
Entrambe sono ereditate come condizione autosomica dominante.
L’acondroplasia, la più comune forma di nanismo nell’uomo, nella maggior parte dei casi è il risultato di una delle due mutazioni molto specifiche del gene che codifica per il recettore 3 del fattore di crescita per i fibroblasti (FGFR3).
Questa condizione è caratterizzata da nanismo ad arti corti, in cui cioè le braccia e le gambe dei soggetti affetti sono corti rispetto all’altezza del tronco.
Malattie con caratteristiche cliniche, radiografiche e molecolari in comune con l’acondroplasia sono l’ipocondroplasia, la displasia tanatofora (DT) e l’acondroplasia grave con ritardo di sviluppo e acanthosis nigricans (SADDAN).

ACONDROPLASIA
Le manifestazioni cliniche dell’acondroplasia sono la bassa statura rizomelica, fronte sporgente con ipoplasia medio-facciale, coste corte, mano a tridente, limitazione nell’estensione del gomito ed iperestensibilità delle anche e delle ginocchia.
I neonati possono presentare cifosi o gibbo toracolombare.
Il fenotipo dell’acondroplasia è facilmente riconoscibile negli adulti, ma nel neonato è più subdolo. Il clinico accorto dovrà riconoscere, in un neonato con acondroplasia, la brevità relativa degli arti e la macrocefalia con fronte sporgente e ipoplasia medio-facciale. Gli arti sono più marcatamente corti a livello del segmento prossimale, benché l’arto sia corto nella sua interezza; questo fenomeno è detto nanismo ‘rizomelico’. Altri segni a carico degli arti sono la limitazione nell’estensione del gomito e la cosiddetta ‘mano a tridente’, in cui c’è uno spazio netto tra le falangi distali del terzo e quarto dito. È comune iperestensibilità delle ginocchia e delle anche. Alla nascita può essere presente un gibbo toracico che di solito si risolve spontaneamente con lo sviluppo del tono muscolare e con il raggiungimento della posizione seduta.
La crescita lineare scende progressivamente al di sotto del normale. Le curve di crescita per la circonferenza cranica si sovrappongono a quelle dei bambini normali, ma spesso vi è una franca macrocefalia.
I neonati affetti spesso sono ipotonici: il tono muscolare di solito migliora durante il primo e il secondo anno di vita. Una conseguenza dello scarso tono muscolare durante l’infanzia è il ritardo nell’acquisizione delle tappe motorie.
L’intelligenza è normale.

ACONDROPLASIA OMOZIGOTE
L’acondroplasia omozigote è una condizione letale in epoca neonatale in cui le manifestazioni scheletriche dell’acondroplasia sono particolarmente accentuate.
I neonati con acondroplasia omozigote mostrano uno spiccato nanismo rizomelico, marcata ipoplasia medio-facciale, testa relativamente grande e coste brevi con conseguente torace piccolo e compromissione respiratoria restrittiva.
La morte di solito avviene per compromissione respiratoria da compressione del midollo cervicale da parte di un forame magno troppo stretto.
Nelle famiglie in cui entrambi i genitori sono acondroplasici, i figli hanno 25% di probabilità di ereditare la mutazione per la malattia da entrambi i genitori, quindi di avere l’acondroplasia omozigote o, com’è chiamata nel linguaggio corrente, l’acondroplasia ‘doppia-dominante’.
Questo fenotipo è praticamente sempre inevitabilmente letale nei primi giorni o mesi di vita. Può essere difficile distinguerlo clinicamente dalla displasie tanatofora, e la chiave della diagnosi differenziale è l’anamnesi familiare.

IPOCONDROPLASIA
Il fenotipo dell’ipocondroplasia è simile a quello dell’acondroplasia ma è di grado più modesto. Le curve dell’altezza si sovrappongono a quelle della popolazione media e raramente vi sono complicazioni da stenosi cervicale o lombare.
Le difficoltà di apprendimento sono meno comuni tra i bambini con ipocondroplasia che tra i bambini con acondroplasia.
Le manifestazioni craniofacciali non sono pronunciate. La grandezza della testa di solito è compresa negli intervalli di normalità.

DISPLASIA TANATOFORA
La displasia tanatofora (TD), una condizione letale in epoca neonatale, è il più grave dei fenotipi FGFR3. Sulla base di aspetti clinici e molecolari ne sono stati distinti due tipi, chiamati I e II (TDI e TDII).
La quasi totalità degli affetti muore nel periodo neonatale; vi sono rare descrizioni di pazienti sopravvissuti entro il primo decennio di vita.
I bambini con displasia tanatofora presentano grave nanismo rizomelico, importante ipoplasia medio-facciale, e coste cortissime per cui il torace è molto stretto.
L’idrocefalo in utero è comune e, quando è associato con fusione precoce delle suture coronali e lambdoidee, produce una deformità del cranio nota come ‘cranio a trifoglio’ o Kleeblattschadel.
Pazienti con grave curvatura delle ossa lunghe di solito non hanno deformità a trifoglio del cranio, mentre quelli che hanno curvatura modesta o assente spesso hanno craniosinostosi e cranio a trifoglio.

ACONDROPLASIA GRAVE CON RITARDO DI SVILUPPO E ACANTHOSIS NIGRICANS (SADDAN)
Il fenotipo SADDAN è stato riconosciuto come condizione a sé stante nella famiglia dell’acondroplasia.
Questo fenotipo, descritto per la prima volta nel 1999, è causato da una singola, specifica mutazione nel gene FGFR3.
Gli individui affetti mostrano una statura straordinariamente bassa (un bambino di 5 anni aveva un’altezza che stava al cinquantesimo percentile della curva per l’acondroplasia ad un anno), caratteristiche craniofacciali molto accentuate con ipoplasia medio-facciale, grave ritardo di sviluppo e ritardo mentale.
Questi pazienti sviluppano anche Acanthosis Nigricans, una condizione dermatologica che provoca ispessimento della cute e iperpigmentazione nelle pieghe flessorie a livello del torace e degli arti.
Le complicazioni mediche sono simili a quelle dell’acondroplasia, ma si sviluppano più precocemente e sono più gravi.
L’idrocefalo e le convulsioni si sono manifestati in tutti i tre casi descritti di bambini con fenotipo SADDAN.
(C. Scriver et al., The Metabolic and Molecular Bases of Inherited Disease, Eighth Edition).
Storia naturale
La stenosi del canale spinale è una complicanza comune in età adulta.
Complicanze meno frequenti in infanzia sono la compressione cervicomidollare, dovuta allo stretto diametro del forame magno, l’idrocefalo e l’apnea ostruttiva dovuta al calibro ridotto delle vie aeree.
La mortalità specifica per età è aumentata nei primi 4 anni di vita e nella quarta e quinta decade.
Le tube di Eustachio relativamente strette e tortuose spesso causano una scarso drenaggio dell’orecchi medio, con la conseguenza di frequenti episodi di otite media. Se non riconosciute e trattate aggressivamente nella prima infanzia, le otiti possono compromettere l’udito.
Le complicanze neurologiche possono derivare dal fatto che il forame magno, in quasi tutti i bambini con acondroplasia, nel periodo neonatale è relativamente stretto. La compressione della giunzione cervicomidollare può portare a ipotonia generalizzata, iperreflessia o clono, e/o ipopnea o apnea di tipo centrale. La decompressione chirurgica della giunzione cervicomidollare compromessa, compiuta da un chirurgo che abbia esperienza nella procedura, ha un’alta probabilità di migliorare la funzionalità neurologica.
L’idrocefalo può derivare da stenosi del seno sigmoide secondario a restringimento del forame giugulare.
Il trattamento convenzionale per l’idrocefalo in questi casi è il posizionamento di uno shunt ventricolo-peritoneale; è stata proposta come alternativa la decompressione venosa a livello del forame giugulare.
Nei pazienti più grandi, il canale spinale stretto facilmente porta a stenosi spinale sintomatica toracica e/o lombare. I sintomi iniziali di solito sono il dolore al dorso e alla marcia, che si allevia in posizione accovacciata. Se non trattato, si può avere la progressione verso un dolore senza remissione, astenia degli arti inferiori e incontinenza urinaria. Questa complicanza risponde bene alla terapia chirurgica con laminectomia spinale.
La compromissione polmonare può derivare da uno dei tre fattori contribuenti o da un insieme dei tre. Un torace relativamente piccolo può portare a malattia restrittiva polmonare. Vie aeree superiori di piccolo calibro possono contribuire allo sviluppo di apnea ostruttiva che può rendere necessario trattamento con ventilazione a pressione positiva continua o tracheostomia. Infine, la compressione della giunzione cervicomidollare può causare ipopnea o apnea centrale che richiede, nei casi più gravi, decompressione chirurgica del forame magno.
Nei pazienti più avanti con gli anni, spesso l’obesità è un problema significativo. Al di sopra dei 75 cm di altezza, le curve del rapporto peso:altezza per l’altezza media dei bambini sono confrontabili con quelle dei bambini con acondroplasia. Al di sopra dei 75 cm, le curve del rapporto peso:altezza per l’acondroplasia superano sensibilmente quelle della popolazione generale. L’obesità contribuisce alla morbilità associata con stenosi lombare. Comporta anche problemi articolari non specifici e può giocare un ruolo nella mortalità precoce che si osserva in alcuni adulti affetti da acondroplasia.
La mortalità per acondroplasia specifica per età è relativamente più alta nei primi 4 anni di vita, avvicinandosi al 7.5% nel primo anno e al 2.5% da uno ai 4 anni. Le curve di mortalità si avvicinano a quelle dei bambini non affetti nella tarda infanzia, ma salgono di nuovo alla fine del quarto decennio di vita. Non è nota la causa di questo aumento della mortalità specifica per età nell’età medio-adulta.
(C. Scriver et al., The Metabolic and Molecular Bases of Inherited Disease, Eighth Edition).
Eziologia
L’acondroplasia e la pseudoacondroplasia sono due delle più comuni forme di nanismo nell’uomo. Prima dei tardi anni ’50 tutte le forme di nanismo che provocavano bassa statura ad arti corti venivano definite ‘acondroplasia’. Nel 1959, Marateaux e Lamyl operarono una distinzione tra pseudoacondroplasia (originariamente chiamata ‘displasia spondiloepifisaria pseudoacondroplasica’) e acondroplasia, a motivo delle nette differenze radiografiche e del riscontro di più sottili, ma pur sempre evidenti, differenze cliniche tra le due condizioni.
L’acondroplasia, l’ipocondroplasia, la displasia tanatofora di tipo I e II e il fenotipo SADDAN sono tutte condizioni patologiche causate da mutazioni nel gene FGFR3. Tutti sono fenotipi dominanti e nella maggior parte dei casi si tratta di una nuova mutazione. La maggioranza delle nuove mutazioni, ma non tutte, si verificano negli alleli paterni.
Gli FGFR sono una famiglia di 4 recettori per la tirosina-kinasi. Essi possiedono 3 regioni simili alle immunoglobuline nel dominio extracellulare, un dominio transmembrana e un dominio intracellulare tirosina-kinasi. I diversi recettori legano i fattori di crescita per i fibroblasti (FGFs) con affinità variabile. Lo splicing alternativo è una caratteristica della processazione dell’RNA dell’FGFR. I monomeri del recettore dimerizzano, in uno step che richiede eparina, prima che il ligando si possa attaccare. Il processo di dimerizzazione è promiscuo, ed ogni monomero di FGFR può dimerizzare con ciascuno degli altri.
L’FGFR3 può avere due forme di splice che dipendono da quale dei due esoni è stato usato per la metà C-terminale del terzo dominio simile all’immunoglobulina. L’FGFR3 con l’esone IIIb ha una alta specificità per l’FGF/FGF-1 acidico ed è espresso nella cute di embrione di topo e nei cheratinociti dell’epidermide. La forma di splice che contiene l’esone IIIc è espressa nella fase di sviluppo del cervello del topo e nel midollo spinale, così come nella cartilagine rudimentale della fase di sviluppo dell’osso.
Il cDNA dell’FGFR3 è lungo 4.4 kb e contiene un ‘open reading frame’ di 2520 nucleotidi, che codifica per una proteina di 840 aminoacidi. Il gene umano è localizzato nel cromosoma 4p16.3, misura 16.5 kb ed ha 19 esoni. Le due più comuni mutazioni che causano acondroplasia sono la FGFR3 1138G>A e la 1138 G>C, entrambe causa di una sostituzione G380R nel dominio transmembrana del recettore. Insieme, queste due mutazioni rendono conto del 98% e più dei casi di acondroplasia.
Le due più comuni mutazioni che causano ipocondroplasia producono entrambe sostituzioni N540K nel dominio della tirosina-kinasi del recettore. L’eterogeneità genetica è un problema nell’ipocondroplasia, perché in alcune famiglie il fenotipo non è legato all’FGFR3.
C’è eterogeneità allelica tra i casi di TDI, ma, al momento attuale, tutti i casi descritti di TDII sono causati da mutazioni di senso K560E nel dominio della tirosino-kinasi dell’FGFR3.
Il fenotipo SADDAN è causato da sostituzioni K650M.
Le mutazioni a carico del gene FGFR3 che provocano l’acondroplasia, l’ipocondroplasia, la displasia tanatofora e la SADDAN danno tutte attivazione costitutiva del recettore. La variabile gravità tra questi fenotipi è dovuto in parte ai diversi gradi di attivazione indipendente dal ligando delle diverse mutazioni del recettore per l’FRF. Per contro, topi omozigoti che mancano del tutto dell’FGRF3 presentano crescita eccessiva delle ossa lunghe. Queste osservazioni suggeriscono che la normale funzione dell’FGFR3 sia necessaria per la regolazione negativa della crescita ossea.
(C. Scriver et al., The Metabolic and Molecular Bases of Inherited Disease, Eighth Edition).
Diagnosi
La diagnosi si basa sulle tipiche caratteristiche cliniche e radiologiche.
Le anomalie radiologiche comprendono la diminuzione della distanza interpedicellare vertebrale e un solco sacroiliaco ad incisura nel bacino. Le ossa lunghe sono corte e relativamente larghe, così come le ossa del tarso e del metatarso e tutte le falangi.
L’identificazione della mutazione FGFR3 in ciascuno dei fenotipi della famiglia dell’acondroplasia, tra le displasie scheletriche, ha avuto un impatto significativo nella comprensione di queste malattie. L’identificazione delle mutazioni responsabili delle più comuni displasie scheletriche ha reso possibile offrire l’analisi mutazionale.
(C. Scriver et al., The Metabolic and Molecular Bases of Inherited Disease, Eighth Edition).
Diagnosi prenatale e prevenzione
L’identificazione delle mutazioni responsabili delle più comuni displasie scheletriche ha reso possibile l’offerta di analisi mutazionale, quando venga evidenziata con l’ecografia prenatale una condizione di brevità degli arti. Se è possibile la ricerca molecolare dell’allele mutante, la diagnosi prenatale diventa molto più attendibile ed informativa, e i genitori possono operare scelte riproduttive informate e razionali, sulla base di una diagnosi accurata.
Poiché le mutazioni dell’acondroplasia sono facilmente identificabili, questa è una diagnosi che può essere posta in molti laboratori di diagnostica molecolare.
Una ricaduta positiva di questa possibilità di ottenere una diagnosi molecolare è che le coppie a rischio di avere dei figli con acondroplasia omozigote adesso hanno la possibilità di un test diagnostico prenatale attendibile per questa condizione, che è inevitabilmente letale.
(C. Scriver et al., The Metabolic and Molecular Bases of Inherited Disease, Eighth Edition).
Terapia
L’allungamento degli arti nei pazienti con nanismo è diventato un intervento standardizzato con una buona prognosi. Nella maggior parte dei casi si opera una fissazione esterna. Si può raggiungere un incremento nella lunghezza dell’arto inferiore di 15 cm e più nella gamba e nel femore e di 8.5 cm nell’omero. L’allungamento degli arti è utile in molti casi di nanismo dovuto a displasia scheletrica. (Correll et al. Limb lengthening in dwarfism;
Orthopade 2000 Sep;29(9):787-94).
L’intervento consiste nell’osteotomia delle tibia e del perone, e nella fissazione dell’arto tramite fissatori esterni unilaterali o circolari. La distrazione (elongazione) comincia una settimana dopo l’intervento, e durante la distrazione avviene l’autorigenerazione ossea. (Correll et al. Surgical correction of short stature in skeletal dysplasias.
Acta Paediatr Scand Suppl 1991;377:143-8).
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Fonte Regione Veneto

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Data-base analisi – Analisi ematochimiche A


Nome parametro

Valori normali

Funzione

Aumento
Diminuzione
ACE 6-12 fg/l Conversione di angiotensina II in angiotensina I Cirrosi epatica Ipertiroidismo
Sarcoidosi
Nefropatie
Acidi Biliari
CHENODESOSSICOLICO DESOSSICOLICO LITOCOLICO URSODESOSSICOLICO
1,23 mol/l a digiuno
5,14 mol/l 2 ore dopo i pasti
Prodotti a livello epatico dalla degradazione del colesterolo Cirrosi epatica e biliare Epatopatie croniche Epatite acuta
M.di Hodgkin
Mononucleosi
Neoplasie colecisti e pancreas
Acido Folico 3-20 mcg/l Cofattore nella produzione di globuli rossi e leucociti Indispensabile nella produzione di globuli rossi e neutrofili, presente in frattaglie uova, verdure Vegetariani Agranulocitosi
Alcolismo
Anemia megaloblastica Anemia gravidica
Cirrosi epatica
Epatite cronica Gravidanza
Insufficienza renale cronica
Malassorbimento
Malnutrizione
Neoplasia maligna Parassitosi
Chemioterapici
Estroprogestinici
Acido lattico 5-18 mg/100ml Deriva dalla degradazione anaerobica del glucosio Alcolismo
Anemia
Cirrosi epatica
Diabete
Eccessi sportivi Insufficienza renale cronica
Shock
Acido urico 3,4-7 mg/dl Deriva dal metabolismo delle proteine di origine animale o endogene (muscolo, cellule) Eliminato per via renale Alcolismo
Diabete mellito
Digiuno
Eclampsia
Emolisi
Gotta
Insufficienza renale cronica
Leucemie
Linfomi
Policitemia
Psoriasi
Uso di citostatici
Anemie
Epatite acuta
Gravidanza
M.di Hodgkin
M.di Wilson
Mieloma
S.di Fanconi
Uso di FANS steroidi ACTH (ormone corticotropo stimolante della corteccia surrenale) Antiuricemici
ACTH 9-52 pg/mL
Adrenalina <0.5 mcg/ml Feocromocitoma
Infarto
Ipersurrenalismo
Ipertensione
M.diCushing Nefrangiosclerosi
Infezioni gravi
M.di Addison
M.di Parkinson
S.di Waterhouse
Surrenalectomia
Albumina 55-65% Disidratazione Emoconcentrazione
Sarcoidosi
Tromboangioite
Alcolismo
Deficit ereditario
Cirrosi epatica
Collagenopatie
Gravidanza
Infiammazioni
Infufficienza renale cronica
Ipertiroidismo
Leucemie
Malnutrizione
Neoplasie maligne Pancreatite
Ustioni
Alcool etilico assente Dieta
Alcoo deidrogenasi <3 U/l Enzima che deidrogena l’alcolaldeide
Aldolasi 0-8 U/l Distrofie muscolari
Mioglobinuria
Polimiosite
Tumori maligni
Aldosterone 10-100 ng/100 ml a riposo<500 ng/100 ml dopo sforzo Feocromocitoma
Iperaldosteronismo
Ipertiroidismo
Nefroangiosclerosi Ipertensiva
Uso di contraccettivi
Diuretici
Gravidanza
Surrenalectomia
Diabete mellito
Etilismo
Gravidanza a termine Insufficienza del surrene
Ipopituitarismo
S. adrenogenitale
Alfa 1 Glicoproteina acida 50-140 mg/100 ml Collagenopatie
Infezioni gravi Reumatismo articolare acuto
Tumori maligni
Enteriti
Etilismo
Malassorbimento
Alfa 1 globulina 0.2-0.4 g/100 ml (2-5%) Brucellosi
Insufficienza renale cronica
Ittero ostruttivo
Leucemia acuta
Linfogranuloma
Linfosarcoma
Neoplasie maligne
Parassitosi
Reumatismo articolare acuto
Sepsi
Traumi
Ustioni
Enteropatie
Epatite virale acuta
Epatiti croniche
Leucemia linfatica cronica
Malassorbimento
M.di Wilson
Alfa 2 globulina 0.4-0.8 g/100 ml (7-10%) Colecistite
Infarto cardiaco Insufficienza renale cronica
Leucemia acuta
M.di Hodgkin
Neoplasie maligne
TBC
Gastroenterite Malassorbimento Steatorrea
Amilasi 10220 U/l Alcolismo
Calcolosi biliare
Gravidanza extrauterina Insufficienza renale cronica
Morbillo
Parotite epidemica Pancreatite acuta Sindrome paraneoplastica
Ulcera peptica
Uso di diuretici, FANS,
Steroidi
(Dopo iniziale aumento) Cirrosi epatica
Epatite acuta virale Intossicazione da esteri fosforici
Necrosi pancreas
Antitrombina III 70-140 mg/100 ml Deficit di vitamina K
Infezioni gravi
Uso steroidi
Antitripsina 190-350 mg/100 ml AIDS
Collagenopatie
Infezioni gravi
Neoplasie
Contraccettivi orali
Carenza congenita Cirrosi epatica
Enfisema polmonare Ulcera peptica
Ustioni
Azotemia 10-50 mg/100 ml Cirrosi
Collagenopatie
Diabete mellito Disidratazione
Emorragie gastrointestinali Glomerulonefrite
Gotta
Leptospirosi
Mieloma multiplo
Necrosi tubulare
Nefrangiosclerosi Pielonefrite
S.di Conn
Shock
TBC renale
Traumi
Ustioni
Dieta ipoproteica
Epatite virale acuta Ipopituitarismo
Necrosi epatica
Uso di salicilati e glucocorticoidi
Anticorpi antiCARDIOLIPINA 1-10 u/ML Autoanticorpi Collagenopatie
Disordini emocoagulativi
Anticorpi antiendomisio Assenti Autoanticorpi Malattia celiaca
Anticorpi antimuscolo liscio Assenti Autoanticorpi Epatiti croniche
Epatopatie in genere
Anticorpi antimuscolo striato Assenti Autoanticorpi Miastenia
Anticorpi antitireoglobulina Assenti Autoanticorpi Tireopatie
Anticorpi antimicrosomiali Assenti Autoanticorpi Tireopatie
Anticorpi anti DNA Assenti Autoanticorpi LES
Cirrosi
Epatite virale
Collagenopatie
Anticorpi antimitocondri Assenti Autoanticorpi Epatiti croniche
Cirrosi
Anticorpi antinucleo Assenti Autoanticorpi LES
Apolipoproteina A1 Assenti Proteina di trasporto per i lipidi (HDL, chilomicroni) Ipercolesterolemia Coronaropatie
Apolipoproteina B 35-100
mg/100 ml
Proteina di trasporto per i lipidi (LDL, VLDL)
Anticorpi Antirosolia <10 UI/ml
non immune10-20 UI/ml Vaccinato o parzialmente immune>20 UI/ml Soggetto immune
ATIII
antitrombina III
70-140
mg/100 ml
Prodotta dal fegato svolge azione anticoagulante, in particolare previene la tromboembolia Deficit di vitamina K
Infezioni gravi
Uso steroidi
ATP
antitripsina
190-350mg/100 ml Proteina che inibisce le proteasi (enzimi che scindono le proteine) AIDS
Collagenopatie
Infezioni gravi
Neoplasie
Contraccettivi orali
Carenza congenita Cirrosi epatica
Enfisema polmonare Ulcera peptica
Ustioni
AZOTEMIA 10-50 mg/100 ml Cirrosi
Collagenopatie
Diabete mellito Disidratazione
Emorragie gastrointestinali
Glomerulonefrite
Gotta
Leptospirosi
Mieloma multiplo
Necrosi tubulare
Nefrangiosclerosi
Pielonefrite
S.di Conn
Shock
TBC renale
Traumi
Ustioni
Dieta ipoproteica
Epatite virale acuta Ipopituitarismo
Necrosi epatica
Uso di salicilati e glucocorticoidi

Incremento ponderale consigliato in gravidanza in base alla Body Mass Index (BMI)

Incremento ponderale consigliato in gravidanza in base alla Body Mass Index (BMI)*

 

Categoria in base alla BMI 

Limite min/max aumento peso (Kg)

Sottopeso  (BMI <19.8) 12.5 – 18.0
Normale  (BMI da 19.8 a 25.9) 11.0 – 16.0
Sovrappeso  (BMI da 26.0 a 29.0) 7.0 – 11.0
Obesità  (BMI >29.0) b><6.0

 

* La Body mass index, o indice di massa corporea o BMI, é un indicatore nutrizionale basato su due comuni parametri: altezza e peso.
La BMI si calcola usando la formula: alt/peso2 = kg/m2 x 100

Esenzione dal Ticket in gravidanza

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Donne in Gravidanza e Tutela della Maternità
Decreto Legge 10.9.98 – G.U. n° 245 del 20.10.98
Protocolli di accesso ad esami di Laboratorio e di Diagnostica strumentale 
Donne in stato di gravidanza ed a tutela della maternità

Art. 1 Sono escluse dalla partecipazione al costo le prestazioni di Laboratorio e le altre prestazioni specialistiche per la tutela della maternità indicate nel presente decreto e dagli allegati A, B, C, fruite presso le strutture sanitarie pubbliche e private accreditate, ivi compresi i consultori familiari. Sono comunque escluse dalla partecipazione al costo le visite mediche periodiche ostetrico ginecologiche.
La prescrizione delle prestazioni di Laboratorio e delle altre prestazioni specialistiche è effettuata dai medici di medicina generale o dagli specialisti operanti presso le strutture accreditate, pubbliche o private, ivi compresi i consultori familiari.
La prescrizione dello specialista è obbligatoria nei casi previsti dall’articolo 2 e dagli allegati A, B, C.

Art. 2 In funzione preconcezionale

Art. 3 Il presente decreto sostituisce integralmente il Decreto del Ministero della Sanità del 6.marzo 1995.

Allegato A
Prestazioni specialistiche per la tutela della maternità responsabile, escluse dalla partecipazione al costo, in funzione preconcezionale

Prestazioni specialistiche per la donna
Anamnesi e valutazione, definite brevi: Consulenza ginecologica preconcezionale
Anticorpi anti eritrociti (Test di Coombs indiretto): in caso di rischio di isoimmunizzazione
Virus Rosolia anticorpi (IgG, IgM)
Toxoplasma anticorpi (E.I.A.) (IgG, IgM)
Emocromo: Hb, GR, GB, HCT, PLT, IND. DERIV, F.L.
a Resistenza osmotica eritrocitaria (Test di Simmel): in caso di riduzione del volume cellulare medio e di alterazioni morfologiche degli eritrociti.
a Hb Anomale (HbS, HbD, HbH, ecc.): in caso di riduzione del volume cellulare medio e di alterazioni morfologiche degli eritrociti
a Esame citologico Cervico Vaginale (PAP TEST)
Prestazioni specialistiche per l’uomo
a Emocromo: Hb, GR, GB, HCT, PLT, IND. DERIV, F.L. in caso di donna con fenotipo eterozigote per emoglobinopatie
a Resistenza Osmotica Eritrocitaria (Test di Simmel) : in caso di donna con fenotipo eterozigote per emoglobinopatie
a Hb – Emoglobine anomale (Hb S, Hb D, Hb H ecc.) in caso di donna con fenotipo eterozigote per emoglobinopatie
Prestazioni specialistiche per la coppia
Virus Immunodeficienza Acquisita (HIV 1-2) Anticorpi
Gruppo Sanguigno AB0 e Rh (D)
Treponema Pallidum Anticorpi (Ricerca quantitativa mediante emoagglutinazione passiva) (TPHA)
Treponema Pallidum Anticorpi anti cardiolipina (Flocculazione (VDRL) (RPR)
In caso di abortività ripetuta o pregresse patologie della gravidanza con morte perinatale e su prescrizione dello specialista ginecologo o genetista
Anamnesi e valutazione, definite brevi: consulenza genetica
Ecografia trasvaginale
Isteroscopia. Escluso: Biopsia con dilatazione del canale cervicale
Biopsia del corpo uterino: Biopsia endoscopica (isteroscopia) dell’endometrio
Anticoagulante Lupus – Like (LAC)
Anticorpi anti cardiolipina (IgG, IgA, IgM)
Anticorpi anti microsomi (Ab TMS) o anti Tireoperossidasi (Ab TPO)
Anticorpi anti tireoglobulina (Ag TG)
a Cariotipo da metafasi linfocitarie 1 Tecnica di bandeggio (Risoluzione non inferiore alle 320 bande): alla coppia

Allegato B
Prestazioni specialistiche per il controllo della gravidanza fisiologica, escluse dalla partecipazione al costo (in caso di gravidanza a rischio o di minaccia di aborto saranno incluse tutte le prestazioni specialistiche atte ad un ottimale monitoraggio della gravidanza)

 All’inizio della gravidanza, possibilmente entro la 13° settimana e comunque al primo controllo
> Emocromo: Hb, GR, GB, HCT, PLT, IND. DERIV, F.L.
> Gruppo SanguignoAB0 e Rh (D) qualora non eseguito in funzione preconcezionale
> Aspartato Aminotrasferasi (AST) (GOT) (S)
> Alanina Aminotrasferasi (ALT) (GPT) (S/U)
> Virus Rosolia anticorpi (IgG, IgM): in caso di IgG negative , ripetere ogni 30-40 gg fino al parto
> Toxoplasma Anticorpi (E.I.A.): in caso di IgG negative ripetere ogni 30-40 gg fino al parto
a Treponema Pallidum Anticorpi (Ricerca quantitativa mediante emoagglutinazione passiva) (TPHA): qualora non eseguite in funzione preconcezionale esteso al partner
a Treponema Pallidum Anticorpi anti cardiolipina (Flocculazione) (VDRL) (RPR): qualora non eseguite in funzione preconcezionale esteso al partner
a Virus Immunodeficienza Acqisita (HIV 1-2) Anticorpi
a Glucosio(S/U/dU/La)
a Urine Esame chimico fisico e microscopico
a Ecografia ostetrica
a Anticorpi anti eritrociti (Test di Coombs indiretto) : in caso di donne Rh negativo a rischio di immunizzazione il test deve essere ripetuto ogni mese; in caso di incompatibilità AB0, il test deve essere ripetuto alla 34°- 36°settimana
Tra la 14° e la 18° settimana

>

Urine Esame chimico fisico e microscopico
Tra la 19° e la 23° settimana
> Urine Esame chimico fisico e microscopico
 > Ecografia ostetrica
Tra la 24° e la 27° settimana
> Glucosio(S/U/dU/La)
> Urine Esame chimico fisico e microscopico
Tra la 28° e la 32° settimana
> Emocromo: Hb, GR, GB, HCT, PLT, IND. DERIV, F.L.
> Ferritina (P/Sg/Er) in caso di riduzione del volume globulare medio
> Urine Esame chimico fisico e microscopico
> Ecografia Ostetrica
Tra la 33° e la 37° settimana
> Virus Epatite B (HBV) antigene HbsAg
> Virus Epatite C (HCV) Anticorpi
> Emocromo: Hb, GR, GB, HCT, PLT, IND. DERIV, F.L.
> Urine Esame chimico fisico e microscopico
> Virus Immunodeficienza Acquisita (HIV 1-2) Anticorpi in caso di rischio anamnestico

Tra la 38° e la 40° settimana

> Urine Esame chimico fisico e microscopico
Dalla 41° settimana
> Ecografia Ostetrica
> Cardiotocografia: su specifica richiesta dello specialista; se necessario monitorare fino al parto
* In caso di Batteriuria significativa

a

Esame colturale dell’urina (Urinocoltura) Ricerca completa microrganismi e lieviti patogeni. Incluso: conta batterica

Allegato C
Indicazioni alla diagnosi prenatale (desunte dalle linee guida per i test genetici approvate dal Comitato Nazionale per la Biosicurezza e Biotecnologie della Presidenza del Consiglio dei Ministri)

Le indicazioni per la diagnosi prenatale esenti dal pagamento rientrano in due categorie:

Presenza di rischio procreativo prevedibile a priori:

 > età materna avanzata
genitore portatore eterozigote di anomalie cromosomiche strutturali
genitori portatori di mutazioni genetiche
Presenza di rischio fetale resosi evidente nel corso della gestazione:
 > malformazioni evidenziate dall’esame ecografico
malattie infettive insorte in gravidanza
positività dei test biochimici per anomalie cromosomiche
familiarità per patologie genetiche.
 
Le indicazioni per indagini citogenetiche per anomalie cromosomiche fetali in corso di
gravidanza sono
 >

età materna avanzata ( >= 35 anni)

 >

genitori con precedente figlio affetto da patologia cromosomica

 >

genitore portatore di riarrangiamento strutturale non associato a difetto fenotipico

 >

genitore non aneuploide dei cromosomi sessuali compatibili con la fertilità

 >

anomalie malformative evidenziate ecograficamente

a

probabilità di 1/250 o maggiore che il feto sia affetto da Sindrome di Down
(o alcune altre aneuploidie) sulla base dei parametri biochimici valutati su sangue materno
o ecografici, attuati con specifici programmi regionali in centri individuati dalle singole
Regioni e sottoposti a verifica continua della qualità.

Sono escluse dalla partecipazione al costo le prestazioni di diagnostica strumentale e di laboratorio e le altre prestazioni specialistiche necessarie per accertare eventuali difetti genetici, prescritte dallo specialista alla coppia, se l’anamnesi, riproduttiva o familiare della coppia evidenzia condizioni di rischio per il feto.

Sono escluse dalla partecipazione al costo le prestazioni di diagnostica strumentale e di Laboratorio e le altre prestazioni specialistiche necessarie ed appropriate per le condizioni patologiche che comportino un rischio materno o fetale, prescritte di norma dallo specialista.

Sono escluse dalla partecipazione al costo le prestazioni di diagnostica strumentale e di laboratorio e le altre prestazioni specialistiche, necessarie ed appropriate per la diagnosi prenatale, nelle specifiche condizioni di rischio indicate dall’allegato C, prescritte dallo specialista.
In presenza delle condizioni di rischio, le prestazioni di diagnostica strumentale e di Laboratorio e di altre prestazioni specialistiche devono indicare la diagnosi o il sospetto diagnostico.

Curva dell’aumento del peso in gravidanza in relazione alla BMI

Non esiste un’unica curva per la valutazione del corretto incremento di peso in gravidanza, é infatti opportuno valutare quest’ultimo in relazione alla massa corporea all’inizio della gestazione.
Per conoscere qual’é la curva più opportuna al vostro caso andrà prima calcolata la BMI e successivamente valutata la “normalità” nella curva corrispondente del grafico soprastante.

 

 

 

 

BMI 20-27 

BMI<20

BMI >27

FARMACI IN GRAVIDANZA

icona_sezio_faq8I FASCIA
“L’assunzione di questi farmaci negli studi eseguiti sull’uomo non ha evidenziato un aumento del rischio teratogeno per il feto”

-ACIDO ACETILSALICILICO + MAGNESIO IDROSSIDO
-ACIDO ACETILSALICILICO
-ACIDO NALIDIXICO
-ALOPERIDOLO
-AMOXICILLINA
-AMPICILLINA
-ATROPINA SOLFATO
-BACAMPICILLINA (CLORIDRATO)
-BROMOCRIPTINA (MESILATO)
-CEFALEXINA
-CEFALOTINA (SALE SODICO)
-CIPROEPTADINA (CLORIDRATO)
-CLINDAMICINA
-CLOXACILLINA (SALE SODICO)
-CLORPROMAZINA (CLORIDRATO)
-DIGOSSINA
-DIXIRAZINA
-DICLOXACILLINA (SALE SODICO)
-EPARINA CALCICA
-ETAMBUTOLO (CLORIDRATO)
-ERITROMICINA
-FENOSSIMETILPENICILLINA
-FENOTEROLO
-FLUFENAZINA
-IDROSSIPROGESTERONE CAPROATO
-IMIPRAMINA (CLORIDRATO)
-INSULINA
-ISONIAZIDE
-LEVOTIROXINA
-MEDROSSIPROGESTERONE (ACETATO)
-METILDOPA (LEVOGIRA)
-MICONAZOLO
-NISTATINA
-NITROFURANTOINA
-PERFENAZINA (ENANTATO)
-PERICIAZINA
-PIRVINIO PAMOATO
-PROCICLIDINA (CLORIDRATO)
-PROMETAZINA (CLORIDRATO)
-SALBUTAMOLO
-SPIRAMICINA
-SPIRONOLATTONE
-TEOFILLINA
-TERBUTALINA (SOLFATO)
-TIORIDAZINA
-TRIMIPRAMINA

II FASCIA
Farmaci che sono stati ampiamente utilizzati in gravidanza e per i quali si può desumere l’assenza di effetti teratogeni sul feto ma per i quali non esistono studi definitivi a tal proposito”

-ACIDO CHENURSODESOSSICOLICO (SALE DI MAGNESIO)
-ACIDO TRANEXAMICO
-ACIDO URSODESOSSICOLICO
-ALCINONIDE
-ALLOPURINOLO
-AMILORIDE + IDROCLOROTIAZIDE
-AMINOFILLINA
-AMITRIPTILINA (CLORIDRATO)
-AZANIDAZOLO
-AZTREONAM
-BETAISTINA
-BETAMETASONE
-BUTRIPTILINA (CLORIDRATO)
-CALCITONINA
-CEFACLORO
-CEFADROXIL
-CEFAMANDOLO (NAFATO SODICO)
-CEFATRIZINA
-CEFAZOLINA (SALE SODICO)
-CEFOTAXIMA (SALE SODICO)
-CEFRADINA
-CEFTEZOLO (SALE SODICO)
-CIMETIDINA
-CLENBUTEROLO (CLORIDRATO)
-CLOMIPRAMINA (CLORIDRATO)
-CLONAZEPAM
-CLONIDINA
-CLORAMFENICOLO
-CLORPROPAMIDE
-CLORTALIDONE
-DESAMETASONE
-DIAZEPAM
-DIFLUCORTOLONE (VALERATO)
-DIIDROERGOTAMINA (MESILATO)
-DIIDROTACHISTEROLO
-DIPROFILLINA
-DISOPIRAMIDE
-ERGOTAMINA
-ERITRITILE TETRANITRATO
-ETINILESTRADIOLO
-FENOBARBITAL
-FENQUIZONE SALE MONOPOTASSICO
-FENTIAZAC
-FLOROGLUCINOLO
-FLUMETASONE (PIVALATO)
-FLUOCINOLONE
-FLUOCORTOLONE
-FLUOROMETOLONE
-FOSFOMICINA TROMETANOLO (SALE DI TROMETANOLO)
-GLIBENCLAMIDE
-GLICICLAMIDE
-GLICLAZIDE
-GLIPIZIDE
-GONADORELINA
-IBUPROFENE
-IDROCORTISONE (ACETATO)
-INDOMETACINA
-IPRATROPIO BROMURO
-ISOSORBIDE MONONITRATO
-LABETALOLO (CLORIDRATO)
-LEVOMEPROMAZINA
-LINCOMICINA (CLORIDRATO)
-LOPERAMIDE (CLORIDRATO)
-JOSAMICINA
-KETOPROFENE
-MEDROGESTONE
-MEPINDOLOLO (SOLFATO)
-METADONE (CLORIDRATO)
-METERGOLINA
-METILPREDNISOLONE
-METOCLOPRAMIDE (CLORIDRATO)
-METRONIDAZOLO
-MIANSERINA (CLORIDRATO)
-MORFINA
-NALOXONE (CLORIDRATO)
-NAPROSSENE
-NEOSTIGMINA METILSOLFATO
-NICLOSAMIDE
-NIFEDIPINA
-NIFURATEL
-NITROGLICERINA
-NORTRIPTILINA (CLORIDRATO)
-ORFENADRINA CLORIDRATO
-PAROMOMICINA (SOLFATO)
-PENTAERITRITILE TETRANITRATO
-PENTAZOCINA
-PINDOLOLO
-PIPERACILLINA (SALE SODICO)
-PIRANTEL
-PREDNISOLONE
-PREDNISONE
-PROCAINAMIDE (CLORIDRATO)
-PROGESTERONE
-PROTAMINA
-SOTALOLO (CLORIDRATO)
-SPECTINOMICINA (DICLORIDRATO PENTAIDRATO)
-SULINDAC
-SULPIRIDE
-TENITRAMINA
-TETRACOSACTIDE (ESACETATO)
-TIMOLOLO (MALEATO)
-TRIAMCINOLONE
-TRIAMTERENE
-VANCOMICINA (CLORIDRATO)
-VERAPAMIL (CLORIDRATO)

III FASCIA
Assenza di dati sull’utilizzo di questi farmaci a causa del loro uso limitato in gravidanza. La loro somministrazione nell’animale non ha evidenziato danni fetali”

-ACEBUTOLOLO (CLORIDRATO)
-ACICLOVIR
-ACIDO NIFLUMICO
-ACIDO PIROMIDICO
-ACIDO TIAPROFENICO
-AMICACINA (SOLFATO)
-AMINEPTINA (CLORIDRATO)
-AMIODARONE (CLORIDRATO)
-ATENOLOLO
-BACLOFENE
-BAMIFILLINA (CLORIDRATO)
-BARBEXACLONE
-BEKANAMICINA (SOLFATO)
-BIPERIDENE
-BUMETANIDE
-BUPRENORFINA (CLORIDRATO)
-CAPTOPRIL
-CARBAMAZEPINA
-CEFOPERAZONE (SALE SODICO)
-CEFTAZIDIMA (PENTAIDRATO)
-CEFTIZOXIMA (SALE SODICO)
-CEFTRIAXONE (SALE DISODICO)
-CHINIDINA
-CICLOFENILE
-CICLOSPORINA
-CIMETROPIO BROMURO
-CINOXACINA
-CIPROTERONE (ACETATO)
-CLOMIFENE (CITRATO)
-CLOTIAPINA
-COLESTIRAMINA (CLORIDRATO)
-DIAZOSSIDO
-DICLOFENAC
-ENALAPRIL
-ESTRADIOLO
-ESTRIOLO
-ESTROGENI CONIUGATI
-ETOSUCCIMIDE
-ETOZOLINA
-FENITOINA (SALE SODICO)
-FUROSEMIDE
-GEMFIBROZIL
-GENTAMICINA (SOLFATO)
-IDROSSICLOROCHINA (SOLFATO)
-INDAPAMIDE
-INDENOLOLO (CLORIDRATO)
-LISURIDE (MALEATO ACIDO)
-MEBENDAZOLO
-MEXILETINA (CLORIDRATO)
-MEZLOCILLINA (SALE SODICO MONOIDRATO)
-MIDECAMICINA
-MIDODRINA (CLORIDRATO)
-METOPROLOLO
-MIOCAMICINA
-NADOLOLO
-NETILMICINA (SOLFATO)
-NICARDIPINA (CLORIDRATO)
-NIMESULIDE
-NORFLOXACINA
-ORNIDAZOLO
-OXATOMIDE
-PAROXETINA
-PIMOZIDE
-PIPERAZINA
-PIRETANIDE
-PIROXICAM
-PIZOTIFENE (MALATO ACIDO)
-PRAJMALIO BITARTRATO
-PRALIDOSSINA METILSOLFATO
-PRIMIDONE
-PROCATEROLO (CLORIDRATO EMIDRATO)
-PROGLUMETACINA (DIMALEATO)
-PROPAFENONE (CLORIDRATO)
-RANITIDINA
-REPROTEROLO (CLORIDRATO)
-TIAPRIDE (CLORIDRATO)
-TICLOPIDINA (CLORIDRATO)
-TINIDAZOLO
-TOBRAMICINA (SOLFATO)
-TRAZODONE (CLORIDRATO)
-TERFENADINA

IV FASCIA

“L’assunzione di questi farmaci ha fornito, nella sperimentazione sull’animale, risultati interlocutori o dannosi per il feto, incerto il loro effetto nell’uomo”

-ACETAZOLAMIDE
-AURANOFIN
-AZATIOPRINA
-ACIDO PIPEMIDICO
-COLCHICINA
-CLOROCHINA (DIFOSFATO)
-DISULFIRAM
-DOMPERIDONE
-DICLOFENAMIDE
-DILTIAZEM (CLORIDRATO)
-DANTROLENE (SALE SODICO)
-DEFEROXAMINA (MESILATO)
-FLURBIPROFENE
-GLUCAGONE (CLORIDRATO)
-KETOCONAZOLO
-LEVODOPA
-RIFAMPICINA
-PIPAMPERONE (DICLORIDRATO)

V FASCIA
“Farmaci che hanno dimostrato, nell’uomo, effetti nocivi sul feto se assunti in gravidanza”

-BUSULFANO
-CICLOFOSFAMIDE  (MONOIDRATO)
-CLORAMBUCIL
-CLORTETRACICLINA (CLORIDRATO)

-DANAZOLO
-DEMECLOCICLINA (CLORIDRATO)
-ISOTRETINOINA
-LITIO CARBONATO
-LOMUSTINA
-MELFALAN
-METOTREXATO
-MINOCICLINA (DICLORIDRATO)
-NORETISTERONE
-PIPOBROMANO
-PROCARBAZINA (CLORIDRATO)
-RAMIPRIL
-STREPTOMICINA (SOLFATO)
-TESTOSTERONE (PROPIONATO)
-VALPROMIDE
-WARFARIN (SALE SODICO)

 

Il congedo per maternità

Congedo per maternità alle lavoratrici dipendenti

Lavoro

Qui di seguito troverete alcuni stralci delle recenti normative tratte dal Sito dell’INPS per ottenere il congedo di maternità.

 

A CHI SPETTA

Le seguenti categorie di lavoratrici/lavoratori dipendenti (occupate, disoccupate, sospese, agricole, non agricole, a domicilio, colf o badanti), in possesso dei requisiti richiesti  maturano il diritto a una indennità di maternità, sostitutiva della retribuzione al verificarsi dell’evento maternità anche se non in possesso della cittadinanza italiana.

Categorie:

  • lavoratrici dipendenti da datori di lavoro privati (compresi i dirigenti circ. 76/2006), lavoratori (circ. 41/2006) con contratto di somministrazione di lavoro, lavoratori dipendenti dell’appaltatore,lavoratori distaccati, lavoratori con contratto di lavoro intermittente, lavoratori con contratti di lavoro ripartito, lavoratori a tempo parziale, lavoratore apprendista, lavoratori con contratto di inserimento, purché abbiano effettivamente iniziato l’attività lavorativa;
  • lavoratrici dipendenti dalle imprese dello Stato, degli Enti Pubblici e degli Enti locali privatizzate per i periodi dal 1° gennaio 2009 – circ. 114/2008;
  • lavoratrici disoccupate o sospese da meno di 60 giorni;
  • lavoratrici disoccupate da oltre 60 giorni con diritto all’indennità di disoccupazione con requisiti normali – circ. 254/1994 – circ. 60/2002 o alla indennità di mobilità circ. 150/93;
  • lavoratrici disoccupate da oltre 60 giorni con diritto all’indennità di disoccupazione con requisiti ridotti circ. 4/2006
  • lavoratrici disoccupate da oltre 60 giorni e meno di 180, non assicurate contro la disoccupazione, in possesso del requisito di 26 contributi settimanali nel biennio precedente l’inizio della maternità;
  • lavoratrici sospese da oltre 60 giorni con diritto alla cassa integrazione guadagni;
  • lavoratrici agricole a tempo determinato (OTD) con almeno 51 giornate di lavoro prestato nell’anno precedente ovvero nell’anno in corso prima dell’inizio della maternità msg 29676/2007  verifica iscrizione – msg 29676/2007);
  • lavoratrici agricole (dirigenti e impiegate) a tempo indeterminato (OTI);
  • collaboratrici domestiche e familiari (COLF e BADANTI) in possesso del requisito di 52 settimane di lavoro nei due anni precedenti ovvero 26 settimane nell’anno precedente l’inizio del congedo di maternità (settimana utile = almeno 24 ore lavorate);
  • lavoratrici dipendenti di cooperative (operaie e impiegate socie o non socie);
  • dipendenti (operaie e impiegate) da aziende esercenti pubblici servizi di trasporto;
  • lavoratrici a domicilio;
  • lavoratrici in distacco sindacale
  • lavoratrici dello spettacolo;
  • lavoratrici impegnate in attività socialmente utili (A.S.U.) o di pubblica utilità (A.P.U.);
  • padri lavoratori (solo nei casi di morte, grave infermità o malattia della madre, abbandono del bambino da parte della stessa, affidamento esclusivo al padre) in possesso dei requisiti indicati per le lavoratrici madri circ. 8/2003 punto 10 – msg 8774/2007;
  • genitori adottanti o affidatari (padri e madri lavoratori dipendenti) in possesso dei requisiti indicati per le lavoratrici madri (il padre adottivo o affidatario può esercitare il diritto al beneficio in alternativa * quello della madre che vi abbia rinunciato (circ. 97/2001)
  • ai genitori (padri e madri lavoratori dipendenti) in possesso dei requisiti indicati per le lavoratrici madri, in caso di collocamento temporaneo del minore in famiglia ( è da escludersi, invece, la concessione del beneficio, qualora il collocamento avvenga presso una comunità del tipo familiare) msg n. 5748 del 23.02.06

Ai padri lavoratori il congedo per maternità post-partum spetta solo nei casi di morte, grave infermità o malattia della madre, abbandono del bambino da parte della stessa, affidamento esclusivo al padre se in possesso dei requisiti indicati per le lavoratrici madri Circ. 8/2003 punto 10 – msg 8774/2007.
Al lavoratore padre di cui sopra sono riconosciuti anche i periodi di astensione obbligatoria post-partum di maggiore durata conseguenti al parto prematuro. Circ. 8/2003 punto 10 .
Al lavoratore padre nei casi di morte, grave infermità o malattia della madre, abbandono del bambino da parte della stessa, sono riconosciuti anche i periodi di astensione obbligatoria post-partum di maggiore durata conseguenti alla richiesta di flessibilità da parte della madre. Circ. 8/2003 punto 10

* in alternativa = a periodi alterni

 

NON SPETTA

 

  • Alle lavoratrici non di ruolo del settore pubblico circ. 45/84 punto C – . Tale trattamento economico viene corrisposto direttamente dalle amministrazioni o enti di appartenenza – circ. 127/90.
  • Alle lavoratrici del Fondo Volo in quanto gli iscritti al fondo volo sono affidati alla gestione previdenziale della Cassa Marittima Tirrena che provvede, per conto dell’INPS, all’accertamento e alla riscossione dei contributi sociali di malattia e di maternità nonché al pagamento delle relative prestazioni economiche. Circ. 249/1983 e circ. 290/91  – contribuzione di malattia-

REQUISITI

 

Ai fini del diritto alla indennità , l’art. 17 L. n. 1204 del 1971 non richiede altro, in linea di principio, se non che la gestante abbia in atto un rapporto di lavoro con la corresponsione del relativo salario. Circ. 139/1982 -indennità di maternità punto 3 –

 

LA PRESCRIZIONE

 

Si prescrive dopo un anno dalla fine dell’evento, in caso di pagamento diretto dopo un anno dal giorno successivo all’ultimo indennizzabile – circ. 149/83 punto 9, 1° capoverso – ovvero dalla scadenza di ogni singolo periodo di paga (quadrimestrale o mensile) in cui il lavoratore avrebbe dovuto ricevere, da parte del datore di lavoro, l’indennità in caso di pagamento a conguaglio. circ. 149/83 punto 9, 2° capoverso.

Il procedimento in sede amministrativa ha effetto sospensivo (rinvia l’inizio della decorrenza della prescrizione o la sospende se la prescrizione ha già iniziato il suo corso) dei termini di prescrizione conseguentemente la presentazione della domanda di maternità sospende la prescrizione fino all’esaurimento della fase amministrativa. Msg. n. 9937 del 31.3.2006.

Il procedimento amministrativo può estrinsecarsi in diverse ipotesi applicative quindi il periodo di sospensione della prescrizione cambierà a seconda delle situazioni Msg. n. 9937 del 31.3.2006.

In caso di mancata presentazione della domanda la prescrizione decorre dal giorno successivo alla cessazione del periodo indennizzabile Msg. n. 9937 del 31.3.2006 , la presentazione del “certificato di assistenza al parto” o autocertificazione attestante il rapporto di parentale madre/figlio, ai fini della prescrizione produce gli stessi effetti della domanda di congedo di maternità , se accompagnato dalla richiesta scritta della lavoratrice madre di voler fruire della prestazione di maternità.

La prescrizione può essere interrotta con richieste scritte ( istanze, sollecitazioni, intimazioni ecc.) circ. n. 63 del 07.03.1991 punto 2 presentate dal lavoratore da un ente di Patronato o dal legale rappresentante del lavoratore stesso, con la conseguenza che il termine annuale ricomincia a decorrere dalla data di presentazione della richiesta o, se la stessa viene inviata, dalla data di ricezione all’Istituto.

Può essere interrotta, altresì, dal riconoscimento del debito da parte dell’Istituto.

 

QUANDO E QUANTO

 

ANTE PARTUM

 

La lavoratrice dipendente (occupata, disoccupata, sospesa, agricola, non agricola, a domicilio, colf o badante) ha diritto alla indennità come di seguito indicato, sostitutiva della retribuzione, per ante partum circ. 134382/82 punto 2

  • per i 2 mesi precedenti la data presunta del parto (si calcolano senza includere la data presunta del parto msg n. 18311 del 12.07.2007);
  • per l’eventuale periodo intercorrente tra data presunta e data effettiva del parto;
  • per i periodi di astensione obbligatoria ante-partum anticipati, disposti dalla direzione provinciale del lavoro, servizio ispezione del lavoro; circ. 247/96 – circ 45/2000

N.B.: I due mesi precedenti la data presunta del parto, sulla base dell’interpretazione fornita dalla Suprema Corte di Cassazione con sentenza n. 1401/2001, si calcolano, come su detto, senza includere la data presunta del parto esempio: se la data presunta del parto è fissata al 15 agosto, la lavoratrice ha diritto ad assentarsi dal lavoro ed a percepire la relativa indennità dal giorno 15 giugno al 14 agosto – msg n. 18311 del 12.07.2007 – Le disposizioni emanate con la  circ. 134382/82 nota 4 e 5 si debbono ritenere rettificate sulla base della sentenza su menzionata.

 

POST PARTUM

 

La lavoratrice dipendente (occupata, disoccupata, sospesa, agricola, non agricola, a domicilio, colf o badante) ha diritto alla indennità come di seguito indicato, sostitutiva della retribuzione, per post partum circ. 134382/82 punto 2

  • per i 3 mesi successivi al parto decorrenti dal giorno successivo alla data stessa circ. 134382/82 punto 2;
  • per i periodi di astensione obbligatoria post-partum prolungati fino a 7 mesi dopo il parto dalla direzione provinciale del lavoro, servizio ispezione del lavoro. Circ. 72/89

La lavoratrice ha diritto all’indennità post-partum anche nei casi in cui:

  • il bambino sia nato morto;
  • il bambino sia deceduto successivamente al parto;
  • ci sia stata una interruzione di gravidanza dopo il 180° giorno di gestazione.

Si ha diritto al post partum anche in caso di adozione, affidamento o di collocamento del minore in famiglia.

 

Il congedo di maternità post partum spetta anche ai padri solo nei casi di morte, grave infermità o malattia della madre, abbandono del bambino da parte della stessa, affidamento esclusivo al padre se in possesso dei requisiti indicati per le lavoratrici madri Circ. 8/2003 punto 10. La morte dell’altro genitore va certificata con il certificato di morte o può essere sottoscritta dichiarazione sostitutiva msg 8774/2007. Lagrave infermità non prevede la  necessaria ospedalizzazione della madre inferma, il padre richiedente è tenuto a fornire specifica certificazione medica, tale certificazione sarà posta all’esame del medico di sede per la valutazione della compatibilità della infermità in rapporto all’assolvimento dei compiti di cura ed assistenza del neonato msg 8774/2007. L’abbandono del figlio da parte dell’altro genitore va documentato con le dovute modalità msg 8774/2007.
Al lavoratore padre di cui sopra sono riconosciuti anche i periodi di astensione obbligatoria post-partum di maggiore durata conseguenti al parto prematuro. Circ. 8/2003 punto 10.
Al lavoratore padre nei casi di morte, grave infermità o malattia della madre, abbandono del bambino da parte della stessa, sono riconosciuti anche i periodi di astensione obbligatoria post-partum di maggiore durata conseguenti alla richiesta di flessibilità da parte della madre. Circ. 8/2003 punto 10

N.B.:
Nel caso di abbandono del figlio durante i tre mesi successivi al parto, alla madre non spetta più l’indennità dal momento dell’abbandono.

 

PARTO PREMATURO

 

Nel caso di parto prematuro l’indennità spetta per il periodo ante-partum non goduto sommato alla fine del periodo post-partum fino a un massimo di 5 mesi, purché la lavoratrice non abbia ripreso l’attività lavorativa.circ.231/1999 – circ. 45/2000 punti B,C,D – circ. 109/2000 punto 5

  • Per il Parto prematuro avvenuto quindi prima dei previsti due mesi di astensione ante partum dovrà essere riconosciuto un periodo di astensione obbligatoria dopo il parto pari a tre mesi, più i due mesi di astensione obbligatoria non goduti prima del parto, secondo quanto previsto dalla circolare n. circ.231/1999 – circ. 45/2000

Non sono riconoscibili i giorni precedenti i due mesi suddetti.

  • Parto prematuro e interdizione anticipata dall’Ispettorato del lavoro. Quanto detto nel paragrafo precedente vale anche se il parto prematuro si verifica durante il periodo di interdizione anticipata disposta dall’Ispettorato del Lavoro. Dovranno quindi anche in questo caso essere aggiunti ai tre mesi dopo il parto, i soli “normali” due mesi di astensione obbligatoria prima del parto, escludendo, cioè i giorni non fruiti a titolo di interdizione anticipata. circ. 45/2000
  • Parto prematuro e interdizione prorogata dopo il parto dall’Ispettorato del Lavoro. I giorni non goduti di astensione obbligatoria prima del parto devono essere aggiunti al termine dei mesi di proroga dell’astensione dopo il parto disposta, anche preventivamente, dall’Ispettorato ai sensi dell’art. 3 della citata legge,con conseguente riconoscimento di un periodo di congedo post partum di maggiore durata (circ. n. 62 del 29.04.2010)

Anche al lavoratore padre nei casi di morte, grave infermità o malattia della madre, abbandono del bambino da parte della stessa, sono riconosciuti i periodi di astensione obbligatoria post-partum di maggiore durata conseguenti al parto prematuro. Circ. 8/2003 punto 10

Per poter fruire del prolungamento dell’astensione post-partum. circ. 109/2000 punto 5 la legge stabilisce un limite di 30 giorni per la presentazione della certificazione (o dichiarazione sostitutiva) relativa alla data del parto,

N.B.: Il periodo di 5 mesi è riconosciuto anche se il parto prematuro è avvenuto prima dei 2 mesi dalla data presunta del parto.

 

FLESSIBILITÀ

 

Nel caso in cui la lavoratrice chieda di fruire della flessibilità (circ. 109/2000 punto 4 – circ. 152/2000 – circ. 8/2003 punto 4),l’indennità è riconosciuta anche soltanto per il mese precedente la data presunta del parto, anziché i 2 mesi precedenti, con spostamento del periodo di astensione non fruito prima del parto al periodo successivo al parto, fino al prolungamento di 4 mesi di congedo.
L’esercizio di tale facoltà,  è subordinato alla attestazione sanitaria del ginecologo del SSN o con esso convenzionato nonché a quella del medico competente ai fini della prevenzione e tutela della salute nei luoghi di lavoro, ove la legislazione vigente preveda un obbligo di sorveglianza sanitaria.

La domanda di flessibilità del congedo di maternità deve necessariamente essere presentata all’Inps in data antecedente alla fruizione del congedo (MSG 15195/2006 del 25/05/2006 ). La domanda di flessibilità può essere accolta anche se presentata oltre il 7° mese di gravidanza, purché le previste attestazioni del medico specialista siano state acquisite dalla lavoratrice nel corso del 7° mese di gravidanza msg 13279/2007.
Quanto precede nel presupposto che la lavoratrice abbia continuato a lavorare nel periodo in questione.

Possono essere accolte le sole domande di flessibilità a corredo delle quali siano allegate certificazioni sanitarie aventi data non successiva alla fine del 7° mese. Le domande di flessibilità cui siano allegate certificazioni sanitarie con data successiva a quella della fine del 7° mese, dovranno essere integralmente respinte. msg 13279/2007

Al lavoratore padre nei casi:

  • di morte,
  • grave infermità o malattia della madre,
  • abbandono del bambino da parte della stessa

sono riconosciuti i periodi di astensione obbligatoria post-partum di maggiore durata conseguenti alla richiesta di flessibilità da parte della madre. Circ. 8/2003 punto 10

 

Documentazione da allegare alla domanda di congedo di maternità in caso di flessibilità:

  • richiesta di avvalersi della facoltà di usufruire della flessibilità del congedo di maternità. Tale richiesta può essere espressa compilando il campo predisposto del modello di domanda di congedo per maternità (Mod. Mat.) ;
  • attestazione del ginecologo del SSN o con esso convenzionato rilasciata nel corso del 7° mese di gravidanza
  • certificazione medica rilasciata dal medico aziendale responsabile della sorveglianza sanitaria, rilasciata nel corso del 7° mese di gravidanza,  in cui sono riportate:
    • le generalità dell’interessata;
    • le indicazioni sul datore di lavoro;
    • la sede dove l’interessata presta il proprio lavoro;
    • le mansioni alle quali l’interessata è addetta;
  • in mancanza del medico aziendale dichiarazione del datore di lavoro da cui risulta che in azienda o per le attività svolte dalla lavoratrice interessata non esiste l’obbligo di sorveglianza sanitaria sul lavoro

Interruzione flessibilità circ. 152/2000 6° e 7° capoverso

La flessibilità può essere interrotta su istanza della lavoratrice o per malattia.

Flessibilità e malattia circ. 152/2000 6° e 7° capoverso

Il periodo di flessibilità  anche se già accordato, si interrompe con l’insorgere di un periodo di malattia in quanto ogni malattia intervenuta in quel periodo comporta un rischio per la salute della lavoratrice e del nascituro.

Il differimento successivo al parto consisterà nelle giornate di astensione obbligatoria ante partum non godute che sono state oggetto di flessibilità (cioè quelle di effettiva prestazione di attività lavorativa comprese le festività)

 

Flessibilità e congedo parentale per altro figlio circ. 8/2003 punto 4

Si precisa, infine, che la domanda della lavoratrice che, pur essendo stata autorizzata alla flessibilità, e, quindi, allo svolgimento di attività lavorativa durante l’ottavo mese di gravidanza, chiede di fruire in questo stesso mese del congedo parentale per un altro figlio, può essere accolta. Può essere accolta anche la richiesta di ferie. In ogni caso, il congedo di maternità spetterà alla suddetta lavoratrice per tutta la sua prevista durata complessiva.

 

INTERDIZIONE DAL LAVORO (ISPETTORATO)
  • Interdizione anticipata circ. 396/1982 parte 2° par. 5 – circ. 72/1989 – circ. 247/96– circ. 45/2000 – msg n. 343/2003 -circ 50/2005
    La Direzione provinciale del lavoro sezione Ispettorato può disporre , sulla base di accertamento medico, l’inizio anticipato dell’interdizione obbligatoria all’80% della retribuzione quando:

    • la gestazione sia caratterizzata da gravi complicanze o possa aggravare preesistenti forme morbose; lettera a ( “nel caso di gravi complicanze della gravidanza e di preesistenti forme morbose che si presume possano essere aggravate dallo stato di gravidanza”, riguardano esclusivamente le condizioni fisiche riferite alla gravidanza, condizioni fisiche che impedirebbero lo svolgimento di una qualsiasi attività lavorativa, anche di quella che potrebbe essere nuovamente intrapresa dalla lavoratrice);
    • le condizioni di lavoro o ambientali appaiano pregiudizievoli alla salute della gestante o della creatura; lettera b (“quando le condizioni di lavoro o ambientali siano ritenute pregiudizievoli alla salute della donna e del bambino” sono strettamente connesse al tipo di attività lavorativa svolta al momento della richiesta)
    • la gestante sia addetta al trasporto e al sollevamento di pesi o a lavori pericolosi, faticosi e insalubri e non possa essere spostata ad altre mansioni lettera c (“quando la lavoratrice non possa essere spostata ad altre mansioni, secondo quanto previsto dagli artt. 7 e 12”), del comma 2 dell’art. 17 del T.U., nonché le interdizioni prorogate ai sensi dell’art. 6 dello stesso decreto, sono strettamente connesse al tipo di attività lavorativa svolta al momento della richiesta.
  • Interdizione posticipata circ. 396/1982 parte 2° par. 5 – circ. 72/1989 – circ. 247/96– circ. 45/2000 – msg n. 343/2003 -circ 50/2005

La Direzione provinciale del lavoro sezione Ispettorato può disporre , sulla base di accertamento medico, il posticipo dell’astensione per il periodo compreso tra la fine del terzo e la fine del settimo mese dopo il parto. circ. 72/1989 all’80% della retribuzione.

Ai fini del riconoscimento del diritto alla prestazione economica di maternità, non dovranno essere indennizzati dopo la cessazione del rapporto di lavoro i periodi di interdizione (anticipata e/o prorogata) riconosciuti dalle Direzioni provinciali del lavoro ai sensi delle lett. b e c dell’art. 17 del D. Lgs. 151/2001 , senza che le Direzioni stesse fossero a conoscenza di una successiva cessazione del rapporto di lavoro, richiedendo quindi, se del caso, alle Direzioni suddette la rettifica dei provvedimenti emessi prima di conoscere la cessazione del contratto. circ 50/2005

– Se l’interdizione anticipata di cui alla lettera a), comma 2, dell’art. 17 del D.Lgs. 151/2001 viene concessa con vari provvedimenti e con soluzione di continuità tra l’uno e l’altro, l’indennità di maternità non è erogabile qualora siano trascorsi più di 60 giorni tra la sospensione o cessazione del rapporto di lavoro e i provvedimenti stessi. circ 50/2005

 

ADOZIONE, AFFIDAMENTO O COLLOCAMENTO TEMPORANEO IN FAMIGLIA

 

Adozione o affidamento Circ. 16/2008

Per gli ingressi in famiglia avvenuti nell’anno 2007, potranno essere indennizzati i periodi di effettiva astensione dal lavoro ricadenti nell’anno 2008 purché fruiti entro i 5 mesi successivi all’ingresso del minore in Italia.
Gli eventuali periodi di astensione fruiti a titolo di ferie, congedo parentale ecc. nei 5 mesi decorrenti dall’ingresso in Italia del minore, potranno essere commutati su domanda, in congedo di maternità e indennizzati.
I periodi di permanenza all’estero, ricadenti nell’anno 2007, non potranno essere indennizzati anche se si riferiscono ad ingressi in Italia avvenuti nel 2008.

Indennità di maternità e adozione Circ. 16/2008

  • nel caso di adozione nazionale, l’indennità spetta per i 5 mesi successivi all’effettivo ingresso del minore in famiglia + il giorno di ingresso stesso per i periodi di effettiva astensione dal lavoro, anche nell’ipotesi in cui l’adottato raggiunga la maggiore età durante il congedo . punto 1.1;
  • nel caso di adozione internazionale , l’indennità spetta per i 5 mesi successivi all’ingresso in Italia del minore + il giorno dell’ingresso stesso, per i periodi di effettiva astensione dal lavoro. Tale ingresso risulterà dalla autorizzazione rilasciata dalla Commissione per le adozioni internazionali presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Fermo restando la durata massima di 5 mesi e 1 giorno, il congedo può essere fruito anche parzialmente e frazionato, prima dell’ingresso in Italia del minore. Il periodo non fruito antecedentemente all’ingresso in Italia può essere fruito, anche frazionato, entro i  5 mesi dal giorno successivo all’ingresso in Italia del minore. Per la fruizione dei congedi e dell’indennità è necessaria l’astensione dal lavoro. La lavoratrice per iperiodi di permanenza all’estero può avvalersi anche di periodi di congedo né indennizzati né retribuiti. punto 1.2

Quanto detto trova applicazione anche nei casi in cui, al momento dell’ingresso del minore in Italia, lo stesso si trovi in affidamento preadottivo.

Indennità di paternità – adozione e affidamento Circ. 16/2008

Spetta al lavoratore subordinato per tutta la durata ( 5 mesi più 1 giorno) del congedo di maternità o per la parte residua qualora si verifichi:

  • decesso o grave infermità della madre
  • abbandono
  • affidamento esclusivo
  • in alternativa alla madre lavoratrice dipendente che vi rinunci anche parzialmente.

Al padre richiedente il congedo di paternità spetta alle stesse condizioni previste per la madre. Circ. 16/2008

Indennità di maternità e affidamento Circ. 16/2008

La lavoratrice che prende in affidamento ( NON preadottivo) un minore ha diritto, nei 5 mesi successivi alla data di affidamento del minore, a un periodo di astensione dal lavoro pari a 3 mesi. Tale congedo, nei 5 mesi successivi all’affidamento, può essere fruito in modo frazionato o continuativo . punto 1.3

Congedo di paternità in caso di adozione o affidamento Circ. 16/2008 punto 2

Il congedo di maternità può essere riconosciuto anche nell’ipotesi di collocamento temporaneo del minore in famiglia (è da escludere nel caso in cui il collocamento temporaneo avvenga in una comunità di tipo familiare) con le stesse modalità dell’adozione o affidamento. Msg n. 5748 del 23.02.2006

N.B. Qualora la lavoratrice fruisca del congedo in occasione del collocamento temporaneo in famiglia, per lo stesso minore non potrà avvalersi di un ulteriore periodo in caso di successivo affidamento preadottivo o adozione. Msg n. 5748 del 23.02.2006

 

LE GIORNATE INDENNIZZABILI

 

L’indennità giornaliera di maternità spetta per tutte le giornate indennizzabili comprese nel periodo di assenza obbligatoria.

Alle operaie (comprese le apprendiste e le agricole) l’indennità spetta per le giornate feriali (con esclusione delle domeniche e delle festività) incluse nel periodo di astensione.

Alle lavoratrici addette ai servizi domestici e familiari l’indennità di maternità per astensione obbligatoria spetta con gli stessi criteri previsti per le operaie (art. 4 D.P.R. 31 dicembre …….)

Alle impiegate l’indennità spetta per tutte le giornate incluse nel periodo di astensione con esclusionedelle festività nazionali e infrasettimanali cadenti di domenica.

La ricorrenza del Santo Patrono della località in cui ha sede l’azienda non deve essere indennizzata qualora l’azienda sia tenuta, per legge o per contratto, ad erogare per la stessa giornata la normale retribuzione.
Nei casi in cui, per effetto dello stato di disoccupazione o di sospensione dal lavoro, le lavoratrici di cui sopra (impiegate, operaie e apprendiste) non ricevono, per legge o per contratto, alcun trattamento economico per le festività nazionali e infrasettimanali comprese nel periodo di’ maternità, l’indennità è dovuta anche per le predette festività.

Nel caso di prestazioni lavorative limitate ad alcuni giorni della settimana, l’indennità spetta solo per le giornate che sarebbero state retribuite se la dipendente non fosse stata assente

IL CALCOLO DELL’INDENNITÀ

 

La misura dell’indennità è pari all’ 80% della retribuzione giornaliera per le giornate indennizzabili comprese nel periodo di astensione obbligatoria.

LE PARTICOLARITÀ

 

Part-Time Verticale (Circ. 87/1999) circ. 41/2006 punto 6.2

  • l’indennità di maternità spetta per tutto il periodo di maternità, compreso quello rientrante nella pausa lavorativa, quando l’astensione obbligatoria inizia nel corso di una fase lavorativa;
  • l’indennità di maternità spetta per tutto il periodo di maternità, compreso quello rientrante nella pausa lavorativa, quando l’astensione obbligatoria inizia entro 60 giorni dall’ultimo giorno lavorato;
  • l’indennità di maternità spetta per le sole giornate di astensione incluse nei periodi di prevista ripresa lavorativa (non va corrisposta,quindi, per le giornate comprese nella pausa contrattuale), quando l’astensione obbligatoria inizia oltre 60 giorni dall’ultimo giorno lavorato.

Nel caso in cui la lavoratrice e il datore di lavoro abbiano concordato la trasformazione del rapporto di lavoro da tempo parziale a tempo pieno per un periodo in parte coincidente con quello del congedo di maternità, la retribuzione da prendere a base per il calcolo della indennità non sarà quella del periodo di paga precedente l’inizio del congedo ma quella dovuta per l’attività lavorativa a tempo pieno che la lavoratrice avrebbe svolto se non avesse dovuto astenersi obbligatoriamente dal lavoro. Msg 11635 del 13.04.2006

Lavoratrice saltuaria circ. 182/97 punto 2

La lavoratrice saltuaria si colloca in quelle fattispecie contrattuali caratterizzate da prestazioni lavorative abitualmente prestate in maniera del tutto episodica, che non risultano, perciò, predeterminate nella loro effettuazione. Per tali fattispecie la retribuzione da prendere a base per il calcolo, sarà computata dividendo quanto percepito dal lavoratore nel periodo da considerare non per il numero delle giornate lavorate o retribuite bensì per il numero di giornate feriali (ovvero di calendario, se impiegati) cadenti nel periodo stesso.

Lavoratrice dello spettacolo (saltuaria a termine o a prestazione)

Per tale lavoratrice l’indennità di maternità non è subordinata a particolari requisiti contributivi o di anzianità circ. 254/1994, la retribuzione da prendere a base per il calcolo della indennità è la retribuzione media giornaliera del mese immediatamente precedente (entro il massimale di euro 67,14) l’inizio del congedo di maternità msg. 4721/1998, nel caso in cui nel mese precedente l’inizio del congedo non sia stato svolto l’intero periodo lavorativo mensile si dividerà l’ammontare complessivo degli emolumenti percepiti nel periodo retributivo di riferimento per il numero dei giorni lavorati o retribuiti risultanti dal periodo stesso. circ. 60/2002.Se nel mese precedente non è stata svolta alcuna prestazione lavorativa, la retribuzione da prendere a base per il calcolo dovrà essere quella del mese ancora precedente e qualora anche quest’ultima manchi, quella in cui inizia il congedo di maternità o in cui è rinvenibile una prestazione di lavoro dante titolo alla indennità circ. 60/2002.
La domanda di maternità obbligatoria dovrà essere presentata sul modello Mod/Mat Lavoratrici dipendenti circ. 60/2002 msg 20584 del 20/07/2006.

Lavoratrice intermittente circ. 41/2006

 

LE MODALITÀ DI PAGAMENTO

L’indennità viene anticipata, generalmente, dal datore di lavoro per conto dell’Inps.
Ai lavoratori agricoli a tempo indeterminato operai agricoli e ai florovivaisti a tempo indeterminato,agli addetti ai lavoro di sistemazione idraulico forestale ed idraulico agraria a tempo indeterminato, ai dipendenti da cooperative e da consorzi agricoli, ai dipendenti dei consorzi di bonifica e di miglioramento fondiario a decorrere dalle dichiarazioni trimestrali (DMAG-Unico) di competenza del II trimestre 2007(scadenza 31 luglio 2007) quindi dal 1.10.2007, il pagamentodella maternità avverrà  con il metodo del conguaglio. circ. 81/2007 – msg 14346/2007- circ. 118/2007

N.B.: Nel caso la Direzione Provinciale del Lavoro comunichi all’Inps la mancata anticipazione dell’indennità da parte del datore di lavoro, si procederà al pagamento diretto delle somme non percepite dalle lavoratrici qualora le stesse si rivolgano all’Inps per il pagamento diretto, una volta esperiti i controlli previsti (msg. 5486 del 21/02/2006).

Viene pagata, invece, direttamente dall’Inps:

  • alle lavoratrici stagionali;
  • alle lavoratrici disoccupate o sospese dal lavoro da non oltre 60 giorni che non fruiscono del trattamento di integrazione salariale;
  • alle lavoratrici disoccupate o sospese dal lavoro da oltre 60 giorni che fruiscono, all’inizio della maternità, dell’indennità di disoccupazione, di mobilità o di integrazione salariale con pagamento diretto da parte dell’Inps;
  • alle lavoratrici agricole dipendenti (facoltativamente se a tempo indeterminato – circ. 118/2007);
  • piccoli coloni e compartecipanti familiari;
  • alle colf e alle badanti;
  • alle lavoratrici dello spettacolo con contratto a termine o a prestazione o a giornata, ecc. – circ 119/1980 punto 3 –

La dichiarazione dei dati salariali da parte dei datori di  lavoro (su mod. ind. mal. 1 e mod. ind. mal. 2) ai fini del calcolo della indennità è stata abolita. Il pagamento diretto della indennità è effettuato utilizzando le informazioni integrate contenute nella denuncie retributive mensili (e-mens) circ. 94/2009

MODALITÀ DEL PAGAMENTO DIRETTO

Nei casi di pagamento diretto l’interessato deve inoltrare all’Inps espressa richiesta indicando una delle seguenti modalità:

  • bonifico bancario o postale;
  • allo sportello di un qualsiasi Ufficio Postale del territorio nazionale localizzato per CAP,previo accertamento dell’identità del percettore:
    • da un documento di riconoscimento;
    • dal codice fiscale;
    • dalla consegna dell’ originale della lettera di avviso della disponibilità del pagamento trasmessa all’interessato via Postel in Posta Prioritaria.

Nel caso di accredito in c/c bancario o postale devono essere indicate le coordinate bancarie o postali (codice IBAN).
Nel caso di reclamo per mancato pagamento allo sportello a causa di riscossione fraudolenta:

  • il legittimo beneficiario dovrà fare una dichiarazione di responsabilità per mancata riscossione;
  • la sede INPS competente dovrà riemettere il pagamento e contestualmente denunciarel’accaduto alla competente autorità. La documentazione dovrà essere trasmessa alla Direzione Centrale per il recupero delle somme indebitamente riscosse (msg. 14680 del 12.05.2004).

I pagamenti delle prestazioni a sostegno del reddito possono avvenire anche all’estero (msg. 000237 del 9.4.2003).

Con decorrenza 1/01/1998 l’INPS è Sostituto di Imposta per le prestazioni temporanee relativamente ai pagamenti diretti dell’indennità economica di maternità, quindi effettua detrazioni fiscali ed emette la relativa certificazione fiscale

N.B.: Nel caso di accredito in c/c bancario o postale devono essere indicate le coordinate bancarie o postali (codice IBAN).

Nel caso di reclamo per mancato pagamento allo sportello a causa di riscossione fraudolenta :

 

MATERNITÀ E ALTRE PRESTAZIONI

  • maternità dipendente ed autonoma;
  • maternità dipendente e parasubordinata;
  • maternità dipendente e congedo parentale altro coniuge (padre);
  • maternità dipendente e assegno di maternità dei comuni;
  • maternità dipendente e assegno di maternità a carico dello stato;
  • maternità e malattie legate alla gravidanza;
  • maternità e malattia comune;
  • maternità e trattamento INAIL;
  • malattia insorta durante il congedo di maternità;
  • malattia insorta dopo il congedo di maternità o parentale;
  • maternità e indennità antitubercolare (TBC);
  • maternità e cassa integrazione ordinaria e straordinaria;
  • maternità e disoccupazione ordinaria e speciale;
  • maternità e disoccupazione con requisiti ridotti;
  • maternità e mobilità;
  • maternità e congedo matrimoniale;
  • maternità e sussidio per LSU (ASU – APU);
  • maternità e retribuzione;
  • maternità e congedo straordinario;
  • flessibilità e congedo straordinario;
  • maternità ed allattamento;
  • maternità e assegni al nucleo familiare;
  • maternità e distacco sindacale.
MATERNITÀ IN CASO DI DOPPIA ATTIVITÀ (DIPENDENTE E AUTONOMA)
  • lavoratrice dipendente a tempo pieno e lavoratrice autonoma: non potendo la lavoratrice essere iscritta nella gestione delle lavoratrici autonome (per una regolare iscrizione nella gestione dei lavoratori autonomi, occorre che il lavoratore stesso partecipi al lavoro aziendale in maniera abituale e prevalente) avrà diritto alla indennità in qualità di lavoratrice dipendente;
  • lavoratrice dipendente part-time e lavoratrice autonoma: qualora il lavoro autonomo abbia il carattere della abitualità e della prevalenza l’indennità spetta in entrambe le gestioni.

MATERNITÀ DIPENDENTE E PARASUBORDINATA

L’indennità di maternità in qualità di lavoratrice PARASUBORDINATA non è cumulabile con l’indennità di maternità come lavoratrice dipendente circ. 138/2002 punto 1.1 . Nel caso in cui alla data dell’evento, la lavoratrice parasubordinata risulti essere contestualmente lavoratrice dipendente o autonoma, la stessa avrà diritto alla prestazione di maternità in qualità di lavoratrice dipendente o autonoma, in quanto l’iscrizione alla gestione separata non comporta in tal caso il versamento del contributo maggiorato (0,72) previsto per la tutela della maternità. Qualora invece la prestazione di maternità spettante per l’attività di lavoratrice subordinata o autonoma sia di importo inferiore al trattamento economico alla stessa erogabile in qualità di lavoratrice parasubordinata, la stessa avrà diritto alla corresponsione della differenza a carico della gestione separata. circ. 138/2002

MATERNITÀ DIPENDENTE E CONGEDO PARENTALE ALTRO CONIUGE (PADRE)

 

Durante i tre mesi di astensione obbligatoria post partum della madre il padre può utilizzare l’astensione facoltativa. circ.109/2000 punto 1.3, 4° capoverso

 

MATERNITÀ DIPENDENTE E ASSEGNO DI MATERNITÀ DEI COMUNI

 

L’assegno di maternità del Comune non può essere cumulato con altri trattamenti previdenziali di maternità, ad eccezione dell’eventuale quota differenziale. circ. 179/1999

 

MATERNITÀ DIPENDENTE E ASSEGNO DI MATERNITÀ A CARICO DELLO STATO

L’assegno di maternità dello stato può essere corrisposto in caso di godimento di indennità di maternità solo per gli importi differenziali qualora l’importo della indennità di maternità sia inferiore a quello dell’assegno stesso. Circ. 143/2001

 

MATERNITÀ E MALATTIE LEGATE ALLA GRAVIDANZA

L’indennità di maternità è incumulabile con la malattia determinata o connessa allo stato di gravidanza , qualora non sia possibile l’astensione anticipata autorizzata dal servizio ispezione lavoro, è prevista l’erogazione della indennità di malattia. Tali periodi non si computano ai fini del raggiungimento del periodo massimo indennizzabile (180 giorni per anno solare).

 

MATERNITÀ E MALATTIA COMUNE

La malattia insorta durante il congedo di maternità (astensione obbligatoria) non è indennizzabile in quanto l’indennità di maternità è comprensiva della indennità di malattia (circ. 139/82 parte II punto 15 circ. 136/2003, punto7 e circ. 8/2003, punto 5), l’indennità di maternità prevale sul trattamento di malattia che sia comune o di natura specifica tubercolare anche se le infermità siano intervenute prima dell’inizio della astensione obbligatoria circ. 139/82 parte II punto 15

 

MATERNITÀ E TRATTAMENTO INAIL

 

L’indennità di maternità è incumulabile con il contemporaneo riconoscimento della inabilità temporanea da infortunio o malattia professionale corrisposta dall’INAIL.
L’INAIL, con circ. 14.5.87, n. 33, ha disposto che il trattamento economico per inabilità temporanea èprevalente sul trattamento economico di maternitàcirc. 182/1997 punto 12.Tale disposizione dell’INAIL modifica quanto a suo tempo disposto dall’INPS con circ. 139/82 parte II punto 15 e cioè che l’indennità di maternità prevale sul trattamento di infortunio o malattia professionale anche se le infermità siano intervenute prima dell’inizio della astensione obbligatoria.

MALATTIA INSORTA DURANTE IL CONGEDO DI MATERNITÀ

 

La malattia insorta durante il congedo di maternità (astensione obbligatoria) non è indennizzabile in quanto l’indennità di maternità è comprensiva di indennità di malattia (circ. 136/2003, punto7 e circ. 8/2003, punto 5).

MALATTIA INSORTA DOPO IL CONGEDO DI MATERNITÀ O PARENTALE

 

Per le malattie, debitamente notificate e documentate, insorte, dopo il congedo parentale o di maternità, senza la ripresa dell’attività lavorativa, il periodo di protezione assicurativa (60 giorni o 2 mesi) decorre dal giorno successivo alla fine del congedo parentale o di maternità, configurabile come periodo neutro (circ. 136/2003, punto7 e circ. 8/2003, punto 5).

 

MATERNITÀ E INDENNITÀ ANTITUBERCOLARE (TBC)

 

L’indennità di maternità è incumulabile e prevale sul trattamento di malattia che sia comune o di natura specifica tubercolare ( Indennità Giornaliera e l’Assegno di Cura e Sostentamento) anche se le infermità siano intervenute prima dell’inizio della astensione obbligatoria circ. 139/82 parte II punto 15– circ. 17/82, punto 10 lettera A

 

MATERNITÀ E CASSA INTEGRAZIONE ORDINARIA E STRAORDINARIA

 

  • L’indennità di maternità è incumulabile e prevale per gli eventi di maternità (astensione obbligatoria) insorti durante il godimento del trattamento di integrazione salariale, spetta ancheper gli eventi di maternità che iniziano entro due mesi (o 60 giorni) dalla cessazione del trattamento di integrazione salariale in quanto, i periodi ordinari o straordinari di integrazione guadagni sono  da intendersi equiparati ,ai fini del diritto all’indennità per congedo di maternità, ai periodi di effettivo svolgimento dell’attività lavorativa Circ. 152/1990.
  • per gli eventi di malattia o di maternità insorti oltre il secondo mese dalla cessazione dell’interventoordinario o straordinario di integrazione guadagni senza che sia stata ripresa l’attività lavorativa, non spetta alcuna indennità circ. 139/82 parte II punto 15, Circ. 152/1990.

La retribuzione da prendere a base per il calcolo dell’indennità di maternità a favore della lavoratrice sospesa ed in godimento della integrazione salariale straordinaria e’ costituito dalla retribuzione media globale giornaliera che una lavoratrice della stessa categoria, che abbia continuato a svolgere regolarmente la prestazione lavorativa, ha percepito nel periodo di paga scaduto ed immediatamente precedente a quello nel corso del quale ha avuto inizio l’astensione obbligatoria dal lavoro per maternità. Circ. 152/1990

 

MATERNITÀ E DISOCCUPAZIONE ORDINARIA E SPECIALE

 

L’indennità di maternità è incompatibile e quindi prevale sul trattamento di disoccupazione sia ordinario che speciale: detto trattamento non è dovuto durante il periodo di astensione obbligatoria dal lavoro circ. 17/82, punto 10 lettera C.

 

MATERNITÀ E DISOCCUPAZIONE REQUISITI RIDOTTI

 

circ. 4/2006

Il diritto alla indennità di maternità viene conservato anche quando il congedo di maternità si collochi oltre 60 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro purché la lavoratrice, all’inizio del congedo, risulti disoccupata e ingodimento * dell’ indennità di disoccupazione con requisiti ridotti. Ai fini del diritto alla indennità di maternità la data di inizio del congedo dovrà collocarsi nello stesso anno in cui è stata svolta l’attività lavorativa ed entro il periodo presunto di godimento * della disoccupazione con Requisiti Ridotti. Il congedo di maternità, quindi, non potrà iniziare nell’anno successivo a quello di riferimento della predetta prestazione di disoccupazione con Requisiti Ridotti.

* calcolo periodo di godimento indennità di disoccupazione con requisiti ridotti:

  • nel caso in cui la lavoratrice abbia intrattenuto un solo rapporto di lavoro, le giornate indennizzabili per disoccupazione con requisiti ridotti devono essere conteggiate  a partire  dal giorno immediatamente successivo alla cessazione del rapporto di lavoro ( includendo anche le domeniche e i giorni festivi) .
  • nel caso di pluralità di rapporti di lavoro , le giornate indennizzabili per disoccupazione con requisiti ridotti devono essere collocate nei  periodi di inattività riscontrati tra un rapporto di lavoro e un altro a partire dal primo giorno di inoccupazione successivo alla cessazione del rapporto di lavoro che, unitamente  agli altri , ha consentito il  raggiungimento delle 78 giornate necessarie per il diritto alla indennità di disoccupazione con Requisiti Ridotti.

MATERNITÀ E MOBILITÀ

 

Alle lavoratrici che stanno fruendo dell’indennità di mobilità, per i periodi  di  astensione obbligatoria successivi alla risoluzione del rapporto di lavoro, spetta l’indennità di maternità.
A tali lavoratrici l’indennità di  mobilità  già  concessa  dovrà  essere sospesa  ed  eventualmente  ripristinata  al termine  della   astensione. I periodi di astensione obbligatoria per  maternità  non modificano i limiti di durata della indennità di mobilità ma soltanto quelli di iscrizione nelle relative liste. La lavoratrice che si trovi   in  astensione  obbligatoria  per  maternità,  qualora rifiuti un’offerta di lavoro o di impiego ovvero l’avviamento a corsi di formazione, non deve essere cancellata dalle liste di mobilità contrariamente  a  quanto  previsto  dall’art. 9 della legge n. 223. Circ. 150/1993 – Dl 148/93 art. 6, commi 3,4 e 5

 

MATERNITÀ E CONGEDO MATRIMONIALE

 

L’indennità di maternità è incumulabile con l’assegno per congedo matrimoniale naturalmente per le giornate di erogazione dell’assegno stesso a carico dell’INPS;
L’indennità di malattia e di maternità non debbono essere corrisposte per  i  periodi  di  erogazione
dell’assegno per congedo matrimoniale a carico dell’INPS o di erogazione di analoghi trattamenti retributivi eventualmente a carico del datore di lavoro. Circ. 248/92

 

MATERNITÀ E SUSSIDIO PER LSU (ASU – APU)

 

Le assenze per astensione obbligatoria dal lavoro per maternità danno diritto ad una indennità di maternità pari all’80 per cento dell’importo dell’assegno per attività socialmente utili. circ. 86/1999 punto g)

 

MATERNITÀ E RETRIBUZIONE

 

L’indennità di maternità è incumulabile con trattamenti retributivi a carico del datore di lavoro (spetta la retribuzione). Circ. 248/92

 

MATERNITÀ E CONGEDO STRAORDINARIO

 

L’indennità di maternità o di malattia è riconoscibile solo se non sono trascorsi più di 60 giorni dall’inizio della fruizione del congedo straordinario (quindi, in linea di massima coincidente con l’ultima prestazione lavorativa). In tal caso si interrompe il congedo straordinario e si avrà diritto alla indennità di maternità. La possibilità di godimento, in momento successivo, del residuo del congedo straordinario suddetto, è subordinata alla presentazione di nuova domanda. Circ. 64/2001

 

FLESSIBILITÀ E CONGEDO STRAORDINARIO

 

Durante il periodo in cui si usufruisce della flessibilità, visto che si percepisce la normale retribuzione, è possibile chiedere il congedo straordinario.

 

MATERNITÀ E ALLATTAMENTO

 

Durante il congedo di maternità la madre non ha diritto a fruire dei riposi orari per allattamento.

Il padre lavoratore dipendente non ha diritto a fruire dei riposi per allattamento per lo stesso bambino , nello stesso periodo in cui la madre fruisce del congedo di maternità e/o parentale circ. 8/2003

Il padre lavoratore dipendente ha diritto a fruire dei riposi per allattamento nello stesso periodo in cui la madre fruisce del congedo di maternità e/o parentale per altro figlio msg 14724 del 19.05.2006

 

MATERNITÀ E ASSEGNI AL NUCLEO FAMILIARE

 

circ. 110 del 17.04.1992
-La madre lavoratrice dipendente anche  adottiva o affidataria, ha diritto a fruire degli assegni al nucleo familiare (ANF)per tutto il periodo indennizzabile per gravidanza o puerperio, a condizione che risultioccupata per almeno una settimana (sei giorni lavorativi) ,anche presso più datori di lavoro ,nei trenta giorni precedenti il verificarsi dell’evento tutelato (inizio congedo per maternità /inizio astensione dal lavoro per maternità disposta dalla Direzione provinciale del Lavoro).
-Il padre lavoratore dipendete anche adottivo o affidatario, ha diritto agli assegni al nucleo familiare alle stesse condizioni della madre, per il periodo di congedo ad esso riconosciuto dalla legge.
-Il pagamento degli assegni al nucleo familiare viene effettuato dal datore di lavoro contemporaneamente all’erogazione dell’indennità per congedo di maternità.
La corresponsione degli assegni familiari è sospesa in ogni caso, nell’ipotesi di cessazione dal rapporto di lavoro. (Circolare n. 53128 obg del 23 aprile 1952)

 

MATERNITÀ IN DISTACCO SINDACALE

 

Circolare 63/2000
Le lavoratrici madri sospese dal lavoro per aspettativa politica o sindacale non retribuita conservano (art. 31, comma 4 della legge n. 300 del 1970) il diritto alle prestazioni economiche di maternità (obbligatoria e facoltativa) per gli eventi insorti durante l’intero periodo di aspettativa stessa.

Essendo il collocamento in aspettativa politica e sindacale una  particolare causa di sospensione dal lavoro ,  si determina un ampliamento del periodo di conservazione del diritto alla prestazione (in caso di maternità, limitato  a 60 giorni dall’inizio della sospensione stessa); quindi, possono essere  indennizzati anche eventi intervenuti oltre il predetto limite temporale,soltanto quando l’aspettativa politica o sindacale sia iniziata entro il  predetto normale periodo di copertura assicurativa.
Esempio:
lavoratrice in congedo straordinario ai sensi della legge 388/2000 dal 15/04/2010 al 14/04/2010
in aspettativa politica e sindacale non retribuita                        dal 19/05/2010 al 31/12/2010
data presunta parto                                                              02/09/2010
inizio congedo per maternità                                                   02/07/2010
lavoratrice avente diritto all’indennità per congedo di maternità

-L ‘indennità per congedo di maternità a carico dell’INPS è da escludere quando:

  • a favore dei lavoratori interessati   sono previsti, a titolo di maternità, altri trattamenti previdenziali in relazione all’attività prestata durante il periodo di aspettativa (art. 31, comma 5, legge n. 300/1970).
  • per gli stessi eventi, siano erogati a carico dell’organizzazione politica o sindacale emolumenti di importo pari o superiore all’indennità; in caso di erogazioni di importo inferiore, l’INPS erogherà la sola quota differenziale fino al massimale previsto per l’indennità di maternità (art. 6, comma 2, legge n. 138/1943).

La retribuzione da prendere a base ai fini erogativi di interesse sarà quella dell’ultimo mese lavorato o retribuito che precede l’evento da indennizzare.
Il diritto all’indennità cessa, salvo ripresa dell’attività lavorativa, alla conclusione dell’evento in corso al momento dell’eventuale cessazione del periodo di aspettativa.

 

 

COMPATIBILITÀ

 

Flessibilità e congedo parentale per altro figlio

La madre lavoratrice dipendente può fruire contemporaneamente della flessibilità e del congedo parentale per altro figlio

Maternità e indennità antitubercolare post sanatoriale

L’indennità post-sanatoriale è cumulabile con il trattamento economico di maternità. Essa, infatti, e’ dovuta “anche nel caso in cui l’assistito attenda a proficuo lavoro o fruisca comunque dell’intera retribuzione”, in quanto serve non a sostituire il salario perduto, ma a rafforzare la posizione economica del lavoratore già colpito da tubercolosi, che, debilitato dalla malattia, dopo la guarigione può vedersi costretto ad accettare un lavoro meno impegnativo ed anche retribuito in minor misura rispetto a quello che potrebbe svolgere in condizioni normali. circ. 139/82 parte II punto 15 – circ. 17/82 punto 10 lettera B

 

INCUMULABILITÀ

 

  • Malattie insorte dopo il congedo di maternità o parentale : perle malattie, debitamente notificate e documentate, insorte dopo il congedo parentale o di maternità, senza la ripresa dell’attività lavorativa, il periodo di protezione assicurativa (60 giorni o 2 mesi) decorre dal giorno successivo alla fine del congedo parentale o di maternità configurabile come sospensione del rapporto di lavoro (circ. 136/2003, punto7 e circ. 8/2003, punto 5). (conservazione del diritto)
  • Maternità e Mobilità : per i periodi  di  astensione obbligatoria successivi alla risoluzione del rapporto di lavoro, l’indennità di  mobilità  già  concessa  dovrà  essere sospesa   ed  eventualmente  ripristinata  al termine  della   astensione. I periodi di astensione obbligatoria per  maternità  non modificano i limiti di durata della indennità di mobilità ma soltanto quelli di iscrizione nelle relative liste. La lavoratrice che si trovi   in  astensione  obbligatoria  per  maternità, qualora rifiuti un’offerta di lavoro o di impiego ovvero l’avviamento a corsi di formazione, non deve essere cancellata dalle liste di mobilità contrariamente  a  quanto  previsto  dall’art.  9 della legge n. 223.

LA RETRIBUZIONE GIORNALIERA

 

La retribuzione ,da prendere a base per il calcolo dell’indennità, è quella:

  • del mese precedente la data di inizio della maternità per le lavoratrici occupate dipendenti non agricole, agricole a tempo indeterminato, dello spettacolo e socie di cooperative;
  • del mese precedente la data di abbandono del lavoro per le lavoratrici disoccupate o sospese del settore non agricolo, agricolo a tempo indeterminato, socie dipendenti di cooperative e dello spettacolo;

La dichiarazione dei dati salariali da parte dei datori di  lavoro (su mod. ind. mal. 1 e mod. ind. mal. 2) ai fini del calcolo della indennità è stata abolita. Il pagamento diretto della indennità è effettuato utilizzando le informazioni integrate contenute nella denuncie retributive mensili (e-mens) circ. 94/2009, circ. 30/2010

  • La retribuzione da prendere a base per la determinazione dell’indennità di maternità a favore della lavoratrice sospesa ed in godimento della integrazione salariale straordinaria e’ costituito dalla retribuzione media globale giornaliera che una lavoratrice della stessa categoria, che abbia continuato a svolgere regolarmente la prestazione lavorativa, ha percepito nel periodo di paga scaduto ed immediatamente precedente a quello nel corso del quale ha avuto inizio l’astensione obbligatoria dal lavoro per maternità. Circ. 152/1990.
  • La retribuzione da prendere a base per la determinazione dell’indennità di maternità in caso di conversione a tempo pieno del contratto di lavoro part-time è quella prevista per l’attività lavorativa a tempo pieno che la lavoratrice avrebbe svolto se non avesse dovuto astenersi per maternità anziché la retribuzione del periodo di paga precedente l’inizio del congedo (msg. 11635 del 13/04/2006)
  • Nel caso di sciopero la retribuzione media globale giornaliera si determina, ai fini del calcolo della misura dell’indennità giornaliera di maternità, dividendo la retribuzione complessiva  effettivamente percepita dalla lavoratrice nel periodo di paga preso a riferimento per il numero di giorni lavorati o, comunque retribuiti circ. 134402/1983.
  • Nel caso di lavoratrice saltuaria la retribuzione da prendere a base per il calcolo sarà computata dividendo quanto percepito dal lavoratore nel periodo da considerare non per il numero delle giornate lavorate o retribuite bensì per il numero di giornate feriali (ovvero di calendario, se impiegati) cadenti nel periodo stesso.
  • Nel caso in cui la lavoratrice e il datore di lavoro abbiano concordato la trasformazione del rapporto di lavoro da tempo parziale a tempo pieno per un periodo in parte coincidente con quello del congedo di maternità, la retribuzione da prendere a base per il calcolo della indennità non sarà quella del periodo di paga precedente l’inizio del congedo ma quella dovuta per l’attività lavorativa a tempo pieno che la lavoratrice avrebbe svolto se non avesse dovuto astenersi obbligatoriamente dal lavoro. Msg 11635 del 13.04.2006.
  • per le lavoratrici agricole a tempo determinato, a decorrere dagli eventi indennizzabili relativi a periodi di paga inclusi nell’anno 2006, la retribuzione da prendere a base per il calcolo delle prestazioni a sostegno del reddito  è quella contrattuale. La retribuzione da prendere in considerazione alla base del calcolo sarà quindi la più alta tra quella stabilita dai contratti collettivi nazionali e quella stabilita degli accordi collettivi o contratti individuali. (articolo 1, comma 1, del D.L. n. 338/1989, convertito nella legge n. 389/1989) – Circ. 58/2006 -.
  • per le lavoratrici dello spettacolo la retribuzione da prendere a base per il calcolo della indennità è la retribuzione media giornaliera del mese immediatamente precedente (entro il massimale di euro 67,14) l’inizio del congedo di maternità msg. 4721/1998, nel caso in cui nel mese precedente l’inizio del congedo non sia stato svolto l’intero periodo lavorativo mensile si dividerà l’ammontare complessivo degli emolumenti percepiti nel periodo retributivo di riferimento per il numero dei giorni lavorati o retribuiti risultanti dal periodo stesso. circ. 60/2002.Se nel mese precedente non è stata svolta alcuna prestazione lavorativa, la retribuzione da prendere a base per il calcolo dovrà essere quella del mese ancora precedente e qualora anche quest’ultima manchi, quella in cui inizia il congedo di maternità o in cui è rinvenibile una prestazione di lavoro dante titolo alla indennità circ. 60/2002.

Le retribuzioni convenzionali giornaliere ( circ. 58/2004 – circ. 59/2005 – circ.51/2006- circ.77/2007- circ.48/2008- circ.36/2009- circ. 37/2010)

Le retribuzioni ,da prendere a base per il calcolo dell’indennità, sono :

  • per le colf e badanti, la retribuzione media convenzionale giornaliera delle ultime 52 o 26 settimane di lavoro stabilita anno per anno con decreto( circ. 37/2010-punto 5);
  • per le lavoratrici dipendenti da società o enti cooperativi anche di fatto (DPR 602/70), la retribuzione convenzionale giornaliera. Per il 2010 è pari ad € 43,79 giornaliere (circ. 37/2010punto 1);
  • per i piccoli coloni e compartecipanti familiari, salario medio convenzionale giornaliero (circ. 37/2010 punto 3);
  • per i lavoratori italiani operanti all’estero, in Paesi extracomunitari (circ. 37/2010punto 4)
  • per le lavoratrici dello spettacolo

LA DOMANDA

 

Deve essere presentata all’inizio del congedo di maternità, utilizzando il modulo già predisposto Mod/Mat Lavoratrici dipendenti , alla sede Inps più vicina alla propria residenza o domicilio abituale, o tramite uno degli enti di patronato riconosciuti dalla legge, che assistono gratuitamente.
Anche per le lavoratrici dello spettacolo la domanda di maternità obbligatoria dovrà essere presentata sul modello Mod/Mat Lavoratrici dipendenti .
N.B.: Una copia della domanda deve essere consegnata, qualora ricorra, al proprio datore di lavoro.

 

LA DOCUMENTAZIONE

 

Alla domanda deve essere allegato il certificato medico di gravidanza rilasciato dai medici del servizio sanitario nazionale (SSN) o dell’azienda ospedaliera prima del compimento del 7° mese, da cui risulti la data presunta del parto.(circ. 17/82- Dlgs. 151/01 comma 1).
Sono compresi nella categoria dei medici del SSN i medici curanti di medicina generale convenzionati,pertanto i certificati medici indicanti la data presunta del parto, redatti dai medici curanti ,devono considerarsi equivalenti ai certificati rilasciati dai medici di struttura pubblica (SSN) (circ. n. 62 del 29.04.2010)

Nel caso di certificazione di gravidanza rilasciata da medici diversi ( medici privati o non convenzionati ,medici dipendenti da strutture private non convenzionate con il SSN) è facoltà del datore di lavoro o dell’Inps accettare i certificati stessi ovvero richiederne la regolarizzazione alla lavoratrice interessata. (nota 31 circ. 17/82 – Dlgs. 151/01 comma 2-circ. n. 62 del 29.04.2010).

Sono strutture convenzionate con il SSN (circ. 32/2006):

  • aziende ospedaliere (ospedali costituiti in azienda ai sensi dell’art. 4, comma 1 del D.L. 502/92), nonché istituti di ricovero e cura a carattere scientifico pubblici (art. 42 legge 833/78);
  • strutture ospedaliere private equiparate alle pubbliche e cioè:
    -policlinici universitari (art. 39 legge 833/78);
    -istituti di ricovero e cura a carattere scientifico privati (art. 42 legge 833/78);
    -ospedali classificati o assimilati ai sensi dell’art. 1, ultimo comma, della legge 132/68 (art. 41 legge
    833/78);
    -istituti sanitari privati qualificati presidi USL (art. 43, 2 comma, legge 833/78 e DPC  20.10.1988);
    enti di ricerca (art. 40 legge 833/78).

Ulteriore documentazione da allegare:

per le lavoratrici a domicilio: dichiarazione dell’azienda, o delle aziende, da cui risulti la data di riconsegna di tutte le merci e di tutto il lavoro affidato loro, anche se non ultimato;

per le lavoratrici in astensione obbligatoria anticipata dal lavoro: provvedimento di allontanamento dal lavoro disposto dalla Direzione Provinciale del Lavoro, servizio ispezione del lavoro;

per le lavoratrici in astensione obbligatoria prolungata dal lavoro: provvedimento disposto dalla Direzione Provinciale del Lavoro, servizio ispezione del lavoro;

per le lavoratrici che hanno adottato o hanno avuto in affidamento un bambino circ. 16/2008:
nel caso di adozione nazionale

  • copia del provvedimento di adozione o di affidamento;
  • copia del documento rilasciato dall’autorità competente da cui risulti la data di effettivo ingresso del bambino in famiglia.

nel caso di adozione internazionale ai sensi della legge 31.12.1998, n. 476 certificato dell’ente autorizzato, da cui risulti:

  • l’adozione o l’affidamento da parte del Giudice straniero;
  • l’avvio del procedimento di “convalida” presso il Giudice italiano;
  • la data di inserimento del minore presso i coniugi affidatari o i genitori adottivi.

per le lavoratrici che richiedono la flessibilità:

  • richiesta di avvalersi della facoltà di usufruire della flessibilità del congedo di maternità;
  • attestazione del ginecologo (medico specialista) del SSN o con esso convenzionato rilasciata nel corso del 7° mese di gravidanza;
  • certificazione medica rilasciata dal medico aziendale responsabile della sorveglianza sanitaria, rilasciata nel corso del 7° mese di gravidanza,  in cui sono riportate:
    • le generalità dell’interessata;
    • le indicazioni sul datore di lavoro;
    • la sede dove l’interessata presta il proprio lavoro;
    • le mansioni alle quali l’interessata è addetta;
    • l’assenza di condizioni patologiche che configurino situazioni a rischio per la salute della lavoratrice e del nascituro al momento della richiesta.

In presenza di interdizione anticipata ai sensi dell’art. 5, lettera a), della legge 1204/71 l’attestazione del ginecologo deve riportare anche: il venir meno delle cause che hanno portato in precedenza al provvedimento da parte della Direzione Provinciale del lavoro, servizio ispezione del lavoro.

Qualora non sia previsto in azienda l’obbligo di sorveglianza sanitaria e sulla base delle informazioni fornite dalla lavoratrice sull’attività svolta l’attestazione del ginecologo deve contenere, inoltre:

  • l’assenza di controindicazioni allo stato di gestazione riguardo alle modalità per il raggiungimento del posto di lavoro;
  • l’assenza di pregiudizio alla salute della lavoratrice e del nascituro derivante dalle mansioni svolte, dall’ambiente di lavoro e/o dall’articolazione dell’orario di lavoro previsto;
  • attestazione del medico aziendale responsabile della sorveglianza sanitaria (DL 626/94) in cui sono riportate:
    • l’assenza di controindicazioni allo stato di gestazione riguardo alle modalità per il raggiungimento del posto di lavoro;
    • l’assenza di pregiudizio alla salute della lavoratrice e del nascituro derivante dalle mansioni svolte, dall’ambiente di lavoro e/o dall’articolazione dell’orario di lavoro previsto;

In presenza di interdizione anticipata ai sensi dell’art. 5, lettere b) e c), della legge 1204/71 l’attestazione del medico aziendale responsabile della sorveglianza sanitaria deve riportare anche il venir meno delle cause che hanno portato in precedenza al provvedimento da parte della direzione provinciale del lavoro, servizio ispezione del lavoro.

Qualora non sia previsto in azienda l’obbligo di sorveglianza sanitaria: dichiarazione del datore di lavoro che in azienda o per le attività svolte dalla lavoratrice non esiste l’obbligo di sorveglianza sanitaria sul lavoro ai sensi del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626.

per le lavoratrici che partoriscono in anticipo (parto prematuro):

  • domanda dell’interessata, da presentarsi entro 30 giorni dal parto, di fruire del periodo ante-partum non goduto, decorsi i 3 mesi di periodo post-partum.

per le lavoratrici dimissionarie:

  • non è più richiesto il provvedimento di convalida delle dimissioni da parte della Direzione Provinciale del Lavoro, servizio ispezione del lavoro. La legge, infatti, subordina espressamente alla convalida la risoluzione del rapporto di lavoro e non anche il diritto alla indennità di maternità/paternità, alla cui corresponsione si potrà procedere indipendentemente dalla verifica della convalida suddetta. (circ. n. 8/2003, punto 9)

per i padri lavoratori:

  • certificazione comprovante le situazioni di morte o di grave malattia o infermità della madre, di abbandono del figlio da parte della stessa, di affidamento esclusivo al padre.

I DOVERI CONSEGUENTI AL PARTO

Entro 30 giorni dal parto devono essere presentati: l’attestato di parto rilasciato dalla Asl, oppure lo stato di famiglia, oppure la dichiarazione sostitutiva da parte della richiedente da cui risultino le proprie generalità, quelle del bambino e lo stato di madre dello stesso.

I DOVERI CONSEGUENTI ALL’ADOZIONE O AFFIDAMENTO INTERNAZIONALE

Entro 6 mesi dall’entrata del minore in Italia(fino ai 18 anni di età – circ 97/2001) deve essere presentata copia del provvedimento del giudice italiano che confermi la validità dell’adozione o affidamento straniero

Alla fine dei 6 mesi, solo se il procedimento non è stato ancora concluso, dovrà essere presentata autocertificazione di mancata conclusione del procedimento di “convalida” presso il giudice italiano.

N.B.: La mancata presentazione della documentazione suddetta entro 6 mesi comporta la restituzione dell’indennità di maternità eventualmente erogata.

 

 

INFORMAZIONI UTILI

  • Lavoratrici dipendenti da datori di lavoro privati;
  • Lavoratori socialmente utili (ASU – APU);
  • Certificato d’iscrizione d’urgenza;
  • Lavoratrici addette ai servizi domestici o familiari colf e badanti ;
  • Lavoratrici a domicilio ;
  • Lavoratrici dipendenti dalle imprese dello Stato, degli Enti Pubblici e degli Enti locali privatizzate

LAVORATRICI DIPENDENTI DA DATORI DI LAVORO PRIVATI

  • operaie , impiegate e dirigenti del settore Agricoltura;
  • apprendiste, operaie e impiegate dei settori Industria, Commercio e Artigianato;
  • detenute che lavorano;
  • salariate e impiegate del settore Credito, Assicurazioni e Servizi tributari appaltati, viaggiatrici e piazziste;
  • impiegate dipendenti da proprietari di stabili e portiere;
  • dipendenti da partiti politici e associazioni sindacali;
  • dipendenti da aziende private del gas;
  • dipendenti da enti di patronato;
  • personale dei servizi e lavoratrici assunte con contratto di formazione e lavoro dall’Ente Ferrovie dello Stato. (aspettativa sindacale circ. n. 63 del 20/03/2000);
  • lavoratrici italiane – appartenenti ai settori ed alle categorie aventi diritto secondo la normativa in vigore sul territorio nazionale – operanti all’estero, in paesi extra-comunitari con cui non sono in vigore accordi di sicurezza sociale

LAVORATORI SOCIALMENTE UTILI (ASU – APU)

 

circ. 86/1999 punto g )

Le assenze per astensione obbligatoria dal lavoro per maternità danno diritto ad una indennità di maternità pari all’80 per cento dell’importo dell’assegno per attività socialmente utili.

Il riconoscimento del diritto all’indennità si riferisce esclusivamente per i periodi di astensione obbligatoria enon anche per l’astensione facoltativa, l’indennità deve essere corrisposta anche alle lavoratrici che non abbiano potuto iniziare l’attività progettuale a causa della maternità. Pertanto tali ultime lavoratrici che si trovino, al momento dell’avvio al lavoro socialmente utile o di pubblica utilità, nel periodo di astensione obbligatoria (sia quello previsto dall’articolo 4 che quello previsto dall’articolo 5 della legge n. 1204/1971), hanno diritto alla indennità di maternità e anche all’inserimento nel progetto al termine del periodo di astensione.

L’indennità è erogabile per tutto il periodo di astensione obbligatoria e quindi anche nelle ipotesi in cui l’astensione stessa continui oltre la scadenza del progetto.

L’indennità spetta anche nei casi in cui il periodo di astensione obbligatoria inizi entro sessanta giorni dalla scadenza del progetto al quale la lavoratrice abbia partecipato.

Rimane ferma l’imputazione al Fondo per l’occupazione degli oneri relativi alla indennità di maternità spettante alle lavoratrici che non hanno un titolo autonomo al trattamento di maternità in virtù di precedenti rapporti di lavoro.

Data la stretta connessione con l’erogazione dell’assegno per L.S.U., la prestazione di maternità di cui trattasi deve essere liquidata dal settore che cura la trattazione dell’assegno, dopo aver verificato la durata del periodo di astensione obbligatoria con il settore competente in materia di indennità di maternità.

Ai lavoratori impegnati a tempo pieno nei L.S.U./L.P.U. competono anche i permessi orari di cui all’articolo 10 della legge n. 1204/1971 e i giorni di permesso di cui all’articolo 33 della legge n. 104/1992, senza che ciò comporti riduzione o sospensione dell’assegno; di conseguenza le richieste e la relativa documentazione per fruire di tali permessi vanno inoltrate al soggetto utilizzatore.

Le assenze per infortunio o per malattia professionale che diano diritto alla corresponsione dell’indennità a carico dell’INAIL comportano la sospensione dell’assegno L.S.U., mentre l’ANF continuerà ad essere corrisposto secondo i criteri previsti dagli articolo 14 e 15 del D.P.R. n. 797/1955 (T.U.A.F.). Per le giornate non coperte dall’indennità erogata dall’INAIL viene corrisposto l’assegno L.S.U. Alla cessazione dell’inabilità il lavoratore deve essere riammesso a partecipare alle attività previste dal progetto per il periodo residuo.

 

CERTIFICATO D’ISCRIZIONE D’URGENZA

 

Requisito assicurativo msg 29676/2007

Per il diritto alla indennità di maternità, nel caso in cui non sussista il requisito delle 51 giornate di lavoro prestate nell’anno precedente l’evento, il requisito si va a ricercare nell’anno in corso prima dell’inizio della astensione dal lavoro . msg 29676/2007
L’Istituto è in condizioni di accertare (L. 608/96) il numero delle giornate in base alle quali il lavoratore ha diritto all’iscrizione negli elenchi nominativi.

L’iscrizione d’urgenza di cui alla circolare circ. 256/1996 non è più prevista msg 29676/2007

 

LAVORATRICI ADDETTE AI SERVIZI DOMESTICI O FAMILIARI COLF E BADANTI

 

Le lavoratrici addette ai servizi domestici e familiari hanno titolo, indipendentemente dall’esistenza di un rapporto di lavoro in atto, all’indennità di maternità qualora, nei 24 mesi precedenti la data di inizio dell’astensione obbligatoria dal lavoro, risultino dovuti o versati, anche in settori diversi da quello domestico, 52 contributi settimanali ovvero 26 contributi settimanali nei 12 mesi precedenti la data di inizio dell’astensione stessa (art. 4, 1° comma, del D.P.R. 31 dicembre 1971, n. 1403).

La retribuzione da prendere a base per il calcolo delle indennità sarà quella convenzionale fissata anno per anno. Per le maternità ( astensione obbligatoria e interdizione anticipata dal lavoro) il cui inizio si colloca nel 2010, devono essere utilizzate le seguenti retribuzioni convenzionali orarie (circ. 37/2010):

–  Euro      6,40    per le retribuzioni orarie effettive fino a Euro 7,22
–   Euro      7,22    per le retribuzioni orarie effettive superiori a Euro 7,22 e fino a Euro 8,81
–   Euro      8,81    per le retribuzioni orarie effettive superiori a Euro 8,81
–   Euro      4,65    per i rapporti di lavoro con orario superiore a 24 ore settimanali.

Lavoratori domestici somministrati congedo maternità/paternità (Msg. n. 5409 del 23.02.2010)

I lavoratori domestici somministrati (circ. 41/2006 punto 1) sono lavoratori dipendenti da aziende interinali ed utilizzati da un terzo soggetto per effettuare prestazioni di lavoro  domestico.
Per tali lavoratori il pagamento dell’indennità di maternità/paternità viene effettuato direttamente dall’INPS secondo i criteri e le modalità di calcolo previste per la generalità dei lavoratori del settore domestico( D.P.R. 1403/71).

 

LAVORATRICI A DOMICILIO

circ. 17/82

La lavoratrice a domicilio ha diritto alla astensione anticipata disposta dall’direzione provinciale el lavoro sezione ispettorato – circ. 164/2000 comma 4 – , ha diritto anche alla flessibilitàcirc. 164/2000 comma 6.

La lavoratrice a domicilio ha diritto all’indennità di maternità a condizione che riconsegni al committente, prima dell’inizio del periodo di astensione obbligatoria dal lavoro, tutte le merci ed il lavoro avuto in consegna anche se non ultimato.

Qualora sussistano piú rapporti di lavoro, il pagamento dell’indennità di maternità deve essere effettuato dal datore di lavoro che ha corrisposto la maggiore retribuzione nel periodo o nel complesso dei periodi continuativi di commessa scaduti nel mese precedente l’inizio dell’astensione obbligatoria.

Allo scopo di evitare l’eventuale erogazione di prestazioni indebite il datore di lavoro tenuto a corrispondere l’indennità, prima di far luogo al pagamento, deve acquisire una dichiarazione della lavoratrice dalla quale risulti se la medesima è titolare o meno di rapporti di lavoro con altre aziende committenti. In caso affermativo la lavoratrice è tenuta ad allegare alla dichiarazione, rilasciata al datore di lavoro tenuto al pagamento della prestazione, le attestazioni delle altre aziende committenti dalle quali risulti che il lavoro affidato è stato riconsegnato e ché non si procederà, durante il periodo di astensione obbligatoria, alla corresponsione della :indennità di maternità.

L’INPS è tenuto al pagamento diretto della indennità di maternità qualora la lavoratrice riconsegni, nel giorno immediatamente precedente l’inizio dell’astensione obbligatoria, tutte le lavorazioni commesse ultimate. La lavoratrice è tenuta ad inviare allo stesso INPS, oltre al certificato medico di gravidanza, una dichiarazione redatta dal committente dalla quale risulti che si è proceduto a riconsegnare le commesse ultimate.

Per le lavoratrici a domicilio il termine di conservazione del diritto all’indennità di maternità (60 giorni ) decorre dal giorno di riconsegna della merce al committente.

La retribuzione da prendere a base per il calcolo della indennità è costituita dal salario medio contrattuale giornaliero, vigente nella provincia per i lavoratori interni, aventi qualifica operaia della stessa industria.

Per i settori di lavoro a domicilio per i quali non esistono corrispondenti industrie che occupano lavoratori interni, con apposito decreto del Ministro per il lavoro e la previdenza sociale, sentitele organizzazioni sindacali interessate, si prenderà a riferimento il salario medio contrattuale giornaliero vigente nella provincia per i lavoratori aventi qualifica operaia dell’industria che presenta maggiori caratteri di affinità (art. 18, 3° comma, della legge).

 

LAVORATRICI DIPENDENTI DALLE IMPRESE DELLO STATO, DEGLI ENTI PUBBLICI E DEGLI ENTI LOCALI PRIVATIZZATE

 

Con effetto dal 1° gennaio 2009 l’Istituto eroga le prestazioni economiche di maternità (congedo di maternità/paternità, congedo parentale e riposi giornalieri “per allattamento” di cui al D.Lgs. 151/2001)  a tutti i lavoratori dipendenti, ivi compresi il personale con qualifica dirigenziale, delle imprese dello Stato, degli Enti Pubblici e degli Enti locali privatizzate e a capitale misto, che sono state interessate da  processi di privatizzazione e che hanno continuato ad essere assoggettate ad un regime previdenziale di tipo pubblicistico.
L’erogazione della prestazione avverrà a seguito del versamento dei contributi con l’aliquota prevista per tali prestazioni , aliquota che  comprende anche la contribuzione figurativa.(circ. 114 del 30.12.2008).

Sono tenute al versamento all’INPS della contribuzione per maternità :

  • le aziende di cui al Msg. 3352/2009 ;
  • le aziende  contraddistinte dai codici di autorizzazione 8G e/o 8H,8S,8Y (Msg.n. 5730/2009)
  • quelle inquadrate nel settore “Enti”-2.01.01 e 2.01.02 con codice autorizzazione OV (Msg.n. 5730/2009).

I dipendenti di dette  Aziende  devono dal 01 gennaio 2009, presentare regolare domanda di indennità per congedo di maternità secondo le modalità previste per i lavoratori dipendenti già assicurati all’INPS per la stessa prestazione.

Qualora all’atto della presentazione della domanda sorgano dubbi in merito alla riconoscibilità della prestazione richiesta ,in quanto l’azienda cui il lavoratore appartiene non rientra in nessuna di quelle elencate ,dovrà essere richiesta al lavoratore una dichiarazione di responsabilità rilasciata dal datore di lavoro attestante l’appartenenza dello stesso ad una delle tipologie di imprese destinatarie dell’obbligo contributivo di cui trattasi.

 

 

INDENNITÀ DI PATERNITÀ

 

L’art. 28 del T.U. riconosce al padre lavoratore il diritto autonomo alla fruizione del congedo di paternità per tutta la durata del congedo di maternità o per la parte residua che sarebbe spettata alla lavoratrice madre,in caso di morte o di grave infermità della stessa ovvero di abbandono del figlio da parte della madre, nonché in caso di affidamento esclusivo del bambino al padre circ n. 8/2003 punto 10 –msg 8774/2007. Solo la durata del congedo di paternità è correlata alla eventuale fruizione del congedo di maternità da parte della madre lavoratrice. In tale ipotesi, la durata del congedo di paternità è pari al periodo di astensione obbligatoria non fruito in tutto o in parte dalla madre, compresi quindi i periodi di astensione obbligatoria post-partum di maggiore durata conseguenti alla flessibilità e/o al parto prematuro.
Il padre, nel caso voglia avvalersi del congedo di paternità, dovrà produrre unitamente alla domanda di maternità la certificazione, rilasciata dalla Amministrazione competente, attestante una delle predette situazioni. La certificazione potrà essere sostituita da autocertificazione: dichiarazione sostitutiva di certificazione sottoscritta dal richiedente se trattasi di dati personali e fatti secondo l’art. 46 del DPR 45/2000 (data e luogo di nascita, stato di famiglia, nascita del figlio ecc) oppure dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, sottoscritta dal richiedente in presenza del funzionario addetto oppure sottoscritta e presentata unitamente a copia  non autenticata di un documento di identità del sottoscrittore, se trattasi di dati non inclusi nell’art. 46 del DPR di cui sopra ma che siano a diretta conoscenza dell’interessato (art. 47 DPR 445/2000).msg 8774/2007In caso di morte dell’altro genitore= certificato di morte oppure dichiarazione sostitutiva di certificazione;msg 8774/2007In caso di abbandono del figlio con mancato riconoscimento da parte dell’altro genitore = il richiedente  renderà dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà nel quale dovrà attestare il mancato riconoscimento da parte dell’altro genitore e che il figlio non è affidato a terzi e è soggetto alla potestà del richiedente;msg 8774/2007 In caso di abbandono del figliosuccessivo al riconoscimento da parte dell’altro genitore = il richiedente dovrà rendere dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà e presentare copia del provvedimento del giudice attestante la decadenza della potestà dell’altro genitore (in attesa del provvedimento sarà sufficiente presentare copia dell’istanza presentata).msg 8774/2007In caso di affidamento esclusivo del figlio = il richiedente dovrà presentare copia della sentenza di separazione nella quale il giudice ha disposto l’affidamento esclusivo (ad un solo genitore) al richiedente. msg 8774/2007In caso di grave infermità =  certificazione medica da sottoporre all’esame del medico di Sede per la valutazione della compatibilità dell’infermità con la cura e l’assistenza del neonato. La certificazione medica non è suscettibile ad autocertificazione. msg 8774/2007

 

DIRITTO AUTONOMO DEL PADRE ALLA MATERNITÀ OBBLIGATORIA

 

Il diritto alla indennità di maternità obbligatoria all’80% della retribuzione, si riconosce anche se la madre non è o non è stata lavoratrice (-ordinanza n. 144 del 16/4/1987 con cui la Corte Costituzionale ha stabilito a proposito della sentenza n. 1/1987: ”in luogo di lavoratrice madre leggasi madre, lavoratrice o meno”.

 

DIRITTO ALL’INDENNITÀ DI DISOCCUPAZIONE CON REQUISITI RIDOTTI

 

Tale diritto si acquisisce allorquando nell’anno di riferimento sia riscontrabile un minimo di 78 giorni lavorati ( da intendere per tali le giornate retribuite e cioè oltre a quelle lavorate anche le festività, le ferie, i riposi ordinari e compensativi, periodi di maternità e malattia circ. 139/1988, circ. 273/98)

 

INDENNITÀ DI MATERNITÀ E INDENNITÀ DI DISOCCUPAZIONE CON REQUISITI RIDOTTI

 

circ. 4/2006

Il diritto alla indennità di maternità viene conservato anche quando il congedo di maternità si collochi oltre 60 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro purché la lavoratrice, all’inizio del congedo, risulti disoccupata e in* godimento della indennità di disoccupazione con requisiti ridotti. Ai fini del diritto alla indennità di maternità la data di inizio del congedo dovrà collocarsi nello stesso anno in cui è stata svolta l’attività lavorativa ed entro il periodo presunto di * godimento della disoccupazione con Requisiti Ridotti. Il congedo di maternità, quindi, non potrà iniziare nell’anno successivo a quello di riferimento della predetta prestazione di disoccupazione con R.R.

* calcolo periodo di godimento indennità di disoccupazione con requisiti ridotti:

  • nel caso in cui la lavoratrice abbia intrattenuto un solo rapporto di lavoro, le giornate indennizzabili per disoccupazione con requisiti ridotti devono essere conteggiate  a partire  dal giorno immediatamente successivo alla cessazione del rapporto di lavoro ( includendo anche le domeniche e i giorni festivi) .
  • nel caso di pluralità di rapporti di lavoro , le giornate indennizzabili per disoccupazione con requisiti ridotti devono essere collocate nei  periodi di inattività riscontrati tra un rapporto di lavoro e un altro a partire dal primo giorno di inoccupazione successivo alla cessazione del rapporto di lavoro che, unitamente  agli altri , ha consentito il  raggiungimento delle 78 giornate necessarie per il diritto alla indennità di disoccupazione con Requisiti Ridotti.

CONTRATTO DI SOMMINISTRAZIONE LAVORO

 

art. 20-28 d.lgs 276/2003

Il contratto di somministrazione è quel contratto attraverso il quale viene regolata la fornitura di lavoratori dall’impresa somministratrice a quella utilizzatrice (art. 20, d.lgs n. 276/2003 commi 3 e 4) per la somministrazione sia a tempo determinato che indeterminato. Tali lavoratori hanno diritto alla indennità di malattia , a quella di maternità e alla TBC per gli eventi che si verificano sia durante il periodo di disponibilità che in quello di utilizzo.

La retribuzione da prendere a base per il calcolo sarà l’indennità di disponibilità per i periodi coincidenti con quelli di disponibilità e per i periodi coincidenti con l’utilizzo la retribuzione percepita nel periodo di utilizzo lavorativo immediatamente precedente.

Sarà il somministratore che provvederà al pagamento dei contributi previdenziali e al pagamento al lavoratore del trattamento economico dovuto. In caso di inadempimento da parte del somministratore , sarà l’utilizzatore a rispondere in solido. Durante i periodi di disponibilità, per il lavoratore a tempo indeterminato, i contributi saranno versati per il loro effettivo ammontare in deroga alla norma sul minimale contributivo. Circ. 41 del 13.03.2006 punto 1.2

N.B.
La ditta somministratrice è inquadrata nel terziario. Nel caso di somministrazione nel settore agricolo o di lavoratori domestici trovano applicazione i criteri erogativi, gli oneri previdenziali e assistenziali previsti dai relativi settori Circ. 41 del 13.03.2006 punto 1.2

 

CONTRATTO DI APPALTO

 

art. 29 d.lgs 276/2003

Tale tipologia di contratto si riferisce ai lavoratori dipendenti dell’appaltatore ai quali non rileva la situazione della impresa committente dell’appalto. I lavoratori hanno diritto alla indennità di malattia, a quella dimaternità e alla TBC secondo la normale disciplina prevista per i lavoratori dipendenti tenendo conto della categoria e della qualifica professionale di appartenenza. Circ. 41 del 13.03.2006 punto 2.2

 

DISTACCO

 

art. 29 d.lgs 276/2003

Il distacco si configura quando un datore di lavoro mette temporaneamente a disposizione di un altro soggetto l’attività di uno o più lavoratori per eseguire un determinato lavoro.
Tali lavoratori distaccati restano a tutti gli effetti dipendenti dell’azienda d’origine, avranno diritto, quindi, alla indennità di malattia, a quella di maternità e alla TBC secondo la normale disciplina prevista per i lavoratori dipendenti tenendo conto della categoria e della qualifica professionale di appartenenza. Circ. 41 del 13.03.2006 punto 3.2

 

LAVORO INTERMITTENTE

 

artt. 33-40 d.lgs 276/2003

Con il contratto di lavoro intermittente il lavoratore si pone, a tempo determinato(senza obbligo di disponibilità) o indeterminato (con obbligo di disponibilità), a disposizione del datore di lavoro (art.6 comma 6 d.lgs 276/2003) . Tale contratto si concretizza in due tipologie:

1. obbligo del lavoratore a rispondere alla chiamata del datore di lavoro, con diritto ad una indennità per i periodi di disponibilità obbligatoria;

2. assenza di obbligo di disponibilità del lavoratore , con la conseguenza che il rapporto contrattuale si instaura solo quando il lavoratore risponde alla chiamata del datore di lavoro.

1 – Per gli eventi di malattia, maternità e TBC insorti durante i periodi di disponibilità, nel caso di contratto con obbligo di disponibilità, ai fini del calcolo della indennità sarà presa a riferimento come retribuzionel’indennità di disponibilità, per gli eventi insorti invece durante la fase di utilizzo, la retribuzione da prendere a base per il calcolo della indennità sarà la retribuzione effettivamente percepita durante il periodo di effettivo utilizzo immediatamente precedente. Gli eventi che iniziano durante il periodo di utilizzo e si protraggono nel periodo di disponibilità e viceversa, saranno riproporzionati tenendo conto di un diverso parametro retributivo a seconda che cadano nel periodo di prevista attività lavorativa o di disponibilità ( es. nota 1). Per quanto riguarda il congedo parentale (come per il part time verticale) il diritto all’indennità non sussiste durante le pause contrattuali e quindi durante i periodi di disponibilità. Circ. 41 del 13.03.2006 punto 4.2 lettera A;

2 – Per gli eventi di malattia insorti nel caso di contratto senza obbligo di disponibilità, le prestazioni spettano durante il periodo di effettiva attività lavorativa e secondo la disciplina del lavoro a tempo determinato ( il diritto all’indennità si estingue al momento della cessazione dell’attività lavorativa);. Per gli eventi dimaternità l’indennità sarà corrisposta per tutta la durata dell’evento purchè lo stesso sia iniziato durante l’attività lavorativa o entro 60 giorni dall’ultimo lavorato. ). Il congedo parentale va indennizzato solo nei periodi di svolgimento dell’attività lavorativa.

La retribuzione da prendere a base per il calcolo sarà quella complessivamente percepita negli ultimi 12 mesi precedenti l’insorgenza dell’evento (malattia – maternità – TBC – come part time verticale va divisa per il numero delle giornate indennizzabili – 360 impiegati, 312 operai – nella retribuzione vanno incluse le indennità di trasferta e i ratei di mensilità aggiuntive). Il congedo parentale andrà indennizzato al 30% della retribuzione che la lavoratrice o il lavoratore percepirebbe qualora non si astenesse dal lavoro, per le sole giornate di previsto svolgimento della attività lavorativa (comprese le festività cadenti nel periodo).
Circ. 41 del 13.03.2006 punto 4.2 lettera B